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Editoriale |
In
forza del nostro carisma francescanomariano, anche noi siamo un Istituto
missionario. Prova ne sia il fatto che ormai abbiamo conventi in tutti e
cinque i Continenti e che tentiamo sempre nuovi mezzi (anche i più
moderni) allo scopo dell’evangelizzazione. Particolarmente significativa
la nostra presenza se pur minima in Russia (al riguardo però c’è
qualche progetto di cui forse vi parleremo prossimamente), e inoltre molto
ardita la nostra ultima “fatica” editoriale iniziata il 23 settembre (“Il
Settimanale di P. Pio”). Intanto, sogniamo di andare in Kazakistan
(abbiamo fatto già un sopralluogo-esperienza), e poi in India, in Cina e
dovunque..., e poi sogneremmo una TV via satellite..., e poi tante altre
cose ancora... se aumenteranno le vocazioni (perché non vieni anche tu?)
e soprattutto la santità (lo vogliamo!), e se voi, cari amici,
continuerete ad offrirci la collaborazione fraterna ed economica (grazie
sempre di tutto). Ma, per risultare veramente autentici ed efficaci nell’opera
missionaria, bisogna essere ortodossi nella fede e approfonditi nelle
conoscenze cattoliche. Ecco perché stiamo perfezionando (con programmi,
uomini, mezzi) il nostro Studentato Teologico (STIM). Siamo alla ricerca
di una casa più grande e funzionale (possibilmente nei pressi di Roma), e
inoltre tanti nostri confratelli si stanno “licenziando” e “laureando”
per poter così aumentare la “rosa” dei professori qualificati. A
proposito di studi, al momento la nostra battaglia più impegnativa è sul
fronte della verità di Maria Corredentrice: anche quest’anno in
Inghilterra dal 20 al 26 agosto scorso, abbiamo tenuto un Simposio
internazionale sull’argomento. Fuori dubbio, un simile impulso all’evangelizzazione
prorompente ci è dato dai Padri Fondatori, rieletti nel maggio scorso
durante il Capitolo Generale alla guida dell’Istituto per un terzo ed
ultimo sessennio (con dispensa della S. Sede) come Generale e Vicario: P.
Stefano e P. Gabriele girano l’Italia e il mondo con un ritmo sempre
più vertiginoso per sostenere, correggere, incitare. Essi imitano in
qualche modo il Santo Padre Giovanni Paolo II, Missionario di Cristo,
Apostolo del Vangelo, Amico dei Popoli. Ma l’azione evangelizzatrice dei
Francescani dell’Immacolata è data anche dalla disponibilità e
generosità assolute e soprannaturali dei confratelli e consorelle. E’
particolarmente edificante vedere questi frati e suore che con
disinvoltura (se pur con sacrificio) si spostano immediatamente tra i vari
conventi e da un continente all’altro per la “causa dell’Immacolata”.
E’ bello vedere all’interno delle comunità la collaborazione tra
gialli, bianchi e neri (vocazioni di diverse nazionalità), a volte nella
confusione delle lingue ma sempre nella sintonia dei cuori. E’ bello
vedere che Frati e Suore si considerano come due rami di uno stesso “albero”
o come le due mani o i due piedi di una medesima persona, per aiutarsi
vicendevolmente nell’amore di Cristo e di Maria. Eppure, è ancora tanto
poco e misero quello che facciamo, e vorremmo “osare” di più...
Evidentemente comunque l’Istituto sta crescendo, nonostante tutte le
difficoltà; per questo motivo in occasione del- I l’ultimo Capitolo
Generale noi Frati abbiamo sentito la necessità di spostare la Curia più
vicina a Roma (a Rocca di Papa), come pure di eleggere un Procuratore
Generale per curare i rapporti con i Vescovi e le Congregazioni Romane, e
infine di costituire in Delegazione anche le comunità italiane. Tuttavia,
questo “universo in espansione” (se vogliamo definirci così) non deve
farci dimenticare l’essenziale, ossia la spiritualità, la semplicità,
la fraternità, e deve contemporaneamente impegnarci a “consolidare l’esistente”.
I nostri modelli in tutto sono sempre i Santi, specialmente S. Francesco e
S. Massimiliano, e ancor di più la B. Vergine Maria che porta al mondo
Gesù, “missionario del Padre” e Salvatore di tutti gli uomini.
P. Michele M. Iorio, FI.
Segretario Generale dei Frati
Francescani dell’Immacolata
Su |
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Farsi
tutto a tutti
per portare tutti
a Cristo
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82 anni compiuti il 18 maggio 2002. Inizio del XXV anno di Pontificato il
16 ottobre (1978- 2002). 8.760 giorni di servizio petrino. Fino ad oggi,
Giovanni Paolo II è, per durata di tempo, il V Papa tra i 264 Pontificati
della storia della Chiesa comprendendo san Pietro e computando tutti gli
anni in cui egli fu a Capo del Collegio Apostolico. Oltre San Pietro,
attualmente precedono i Pontificati di Pio IX (31 anni, 7 mesi e 23
giorni); Leone XIII (25 anni, 5 mesi) e Pio VI (24 anni, 6 mesi, 14
giorni). Giovanni Paolo II, a Dio piacendo, raggiungerà Pio VI il 30
aprile 2003 e Leone XIII il 16 marzo 2004. “Sino a quando Dio vorrà”
“Sino a quando Dio vorrà” - è la sua quotidiana preghiera -. “L’uomo
che resiste al volere di Dio” - titola un noto settimanale ricordando i
suoi 82 anni -. “Conservo il gusto della vita” - scrive nella Lettera
agli anziani pubblicata il 1° ottobre 1999. “Papa coraggio” - titola
ancora un noto settimanale cattolico -. Il compleanno del 2002 lo coglie
nel suo stato abituale: proteso alla missione, senza sosta alcuna, deciso
a fare la volontà di Dio e, a non “scendere dalla Croce”. Commuove la
tenacia e la forza interiore con cui l’uomo Wojtyla reagisce ai tanti
malanni e all’indebolimento fisico causato anche dall’età. Una volta
era l’”atleta di Dio”, ora, invece, è la “vittima”, l’”ostia”
che si immola ogni giorno sull’altare dell’offerta. La buona salute,
dopo il tragico attentato del 13 maggio del 1981 che ha fatto piangere e
commuovere il mondo, inizia a cedere nel 1992. E’ il XIV anno del
Pontificato: intervento per tumore al colon e primo tremito della mano
sinistra. D’ora in poi, anno dopo anno, la croce diventerà sempre più
pesante. L’11 novembre del 1993 giunge la prima caduta, davanti alla
folla, nell’Aula delle Benedizioni in Vaticano. Il 28 aprile del 1994 la
seconda e più grave caduta nel bagno dell’appartamento privato: rottura
del femore destro. Gli impiantano una protesi e si rassegna a portare il
bastone. Il giorno di Natale del 1995 è costretto ad interrompere il
messaggio “Urbi et Orbi” per un conato di vomito, provocato da un male
“oscuro” che verrà poi diagnosticato come “appendice cronica”. L’operazione
arriverà l’8 settembre 1996; è il sesto degli interventi che subisce e
che lo tengono in ospedale - complessivamente per 116 giorni - quasi in
quattro mesi! Dal 1997 si assiste ad una impietosa progressione del morbo
di Parkinson, che gli affatica il passo e gli irrigidisce il volto. Nel
1998 - era l’11 gennaio - il cerimoniere Mons. Marini lo sostiene con
una presa decisiva all’inizio della celebrazione per l’amministrazione
del Battesimo ai bambini raccolti con le loro famiglie nella Cappella
Sistina. Il Papa sembra cadere in avanti per la sconnessione dei movimenti
provocata dal Parkinson. Nel giugno del 1999, durante il settimo viaggio
in Polonia il Papa appare per alcuni giorni con un cerotto sopra la tempia
destra, applicato su un taglio provocato da un urto, durante la toilette
del mattino. Durante il Grande Giubileo dell’Anno 2000 però tiene fede
alla quotidianità degli impegni, anche se, a volte, appare debole e
affaticato. Nel 2001 l’affaticamento nel salire le scale lo costringe ad
attendere la “Via Crucis” al Colosseo sulla terrazza del Palatino. L’artrosi,
ultimo dei malanni, gli impedisce di visitare quattro parrocchie, tra
febbraio e marzo 2001. Offre al mondo intero una grande lezione di vita,
il Papa, in questi anni di sofferenza. I malanni non lo fermano; non gli
tolgono il gusto della vita, la serenità ed anche l’humor. La sua
reazione al dolore e la sua stessa vecchiaia (più volte ricorda in questi
ultimi mesi che il Papa è “vecchio”, ma è giovane dentro) lo
avvicina e lo affratella ad ogni malato e ad ogni uomo che soffre. Tutti,
sul suo esempio, sono invitati ad accettare la Croce e a portarla con
amore sincero. 7 “Nel mio ministero - confessa ai giovani raccolti il 5
aprile 2001 in Piazza San Pietro - non mi stanco di incontrare le persone,
e a questo sono finalizzati pure i pellegrinaggi e le visite pastorali che
vado compiendo. Ed anche ora che gli anni passano, se Dio lo vorrà, non
intendo fermarmi, perché sono certo che nel contatto personale con i
fratelli si può facilmente annunciare Cristo”. “Nonostante le
limitazioni sopraggiunte con l’età - scrive Giovanni Paolo II nella
Lettera agli anziani - conservo il gusto della vita. Ne ringrazio il
Signore. E’ bello potersi spendere fino alla fine per la causa del Regno
di Dio. Al tempo stesso trovo una grande pace nel pensare al momento in
cui il Signore mi chiamerà: di vita in Vita!”. Viaggi internazionali e
nazionali Un Papa itinerante che non si stancato di andare verso gli
altri. 98 i viaggi internazionali; 133 le Nazioni visitate (alcune, come
la Polonia, ben 9 volte); 141 i viaggi pastorali in Italia (ultimo ad
Ischia, nell’Isola “sempre verde”, domenica 5 maggio 2002).
1.236.992 i chilometri percorsi nei viaggi fuori Roma pari a 30,90 la
circonferenza terrestre e 3,21 la distanza tra la terra e la luna. Le
visite in Roma sono state 736 nell’ambito delle quali le visite alle
parrocchie sono 301 su un totale di 328 parrocchie funzionanti delle 331
civilmente riconosciute. Udienze generali 1.008 le udienze generali, alle
quali hanno partecipato 16.467.700 fedeli di tutto il mondo. Nel 2001 fino
al 30 settembre: 408.000 alle udienze generali; 124 alle udienze
particolari; 778.000 alle celebrazioni papali; 500.000 agli “Angelus”
delle Domeniche, pari ad un totale di 1.810.500 in 9 mesi. Non è stato
fatto fino ad oggi un calcolo dei partecipanti alle cerimonie papali dall’inizio
del Pontificato. Mediamente è il doppio delle udienze. Si raggiunge
quindi la cifra di circa 35 milioni di persone. E’ ragionevole pensare
che in 24 anni 160 milioni di persone abbiano visto a Roma Giovanni Paolo
II. Oltre 1.330 le udienze e gli incontri con personalità politiche: 40
visite ufficiali di Capi di Stato; 639 altre udienze e incontri con Capi
di Stato; 210 udienze a Primi Ministri. Giovani I m p o s s i b i l e
quantificare la presenza del mondo dei giovani attorno a Giovanni Paolo II.
Il massimo venne raggiunto il 15 gennaio 1995 a Manila per la Giornata
Mondiale della Gioventù. Stime attendibili parlavano di una presenza di 5
milioni di persone alla solenne Concelebrazione Eucaristica conclusiva.
Sono una quindicina gli eventi di partecipazione di 1 milione di persone.
Oltre un milione i giovani a Toronto per la XVII Giornata Mondiale della
Gioventù svoltasi nel luglio 2002. Dalle autorità governative polacche
è stato calcolato che circa 9 milioni di connazionali abbiano visto
direttamente il “loro Papa” nel corso del viaggio in Patria svoltosi
nel giugno ‘99. Oltre un milione durante la visita pastorale in Polonia
(era l’ottava ) compiuta dal 16 al 19 agosto 2002. In questi 24 anni
almeno 300 milioni di persone hanno visto il Papa da vicino. Governo
collegiale 6 Sinodi ordinari dei Vescovi; 7 Sinodi speciali; 1 Sinodo
straordinario; 1 Sinodo particolare. Sono quindi 15 i Sinodi presieduti da
Giovanni Paolo II in Vaticano e 6 Riunioni plenarie dei Cardinali su temi
speciali. In 8 Concistori Giovanni Paolo II ha creato 201 Cardinali 171
viventi 150 sono stati creati da Giovanni Paolo II e su 125 elettori
(Cardinali con meno di 80 anni) 116 sono stati creati da Giovanni Paolo II
e 9 da Papa Paolo VI. Al 30 settembre del 2001 sono stati nominati 3.337
Vescovi di cui 3.092 viventi (sono quindi deceduti 245 Vescovi nominati
dall’attuale Pontefice). Attualmente i Vescovi sono 4.613. Quindi il 67%
sono stati nominati dall’attuale Papa. Insegnamenti e discorsi La
Libreria Editrice Vaticana ha pubblicato fino ad oggi 48 tomi sugli
Insegnamenti del Papa. Dalle Encicliche ai discorsi, fino al primo
semestre del 2000. Fino al 2001 si presume che il totale sia di 51 tomi
per 76.000 pagine (82.000 inclusi gli Indici). La media per i primi 18
anni è di 3.458 pagine con punte di oltre 4.000 nel triennio 1986-1988 e
nel 1982. Pur considerando una certa riduzione nel numero e nella qualità
dei discorsi, attualmente l’enorme produzione magisteriale di Giovanni
Paolo II ha superato le 80 mila pagine. La sua media s’avvicina al
triplo di quella di Paolo VI (1.266 pagine l’anno) ed è tre volte e
mezzo di quella di Giovanni XXIII (955 pagine l’anno) ed è circa sette
volte quella di Pio XII (500 pagine nei primi cinque anni). L’anno più
cospicuo della raccolta è il 1988. Per questo anno la Tipografia Vaticana
ha dovuto stampare ben quattro tomi per un totale di 4.628 pagine con 430
di indici. In quest’anno, il Santo Padre ha tenuto 698 discorsi
(comprese le omelie, gli Angelus e le catechesi durante le udienze
generali) più altri 579 “saluti” (366 in 17 lingue a gruppi nazionali
presenti durante le udienze; 75 discorsi brevi ed improvvisati durante la
visita in 115 parrocchie romane; 138 indirizzi a giovani, sposi e malati).
In quell’anno, a tutti questi discorsi, oltre a quattro viaggi
internazionali, nove in Italia e 35 visite in Roma, il Papa ha fatto
pubblicare l’Enciclica “Sollicitudo rei socialis” (porta però la
data del 30 dicembre ‘87), riformò la Curia con la Costituzione
apostolica “Pastor Bonus”, pubblicò il Motu proprio “Ecclesia Dei”
per favorire il rientro dei sacerdoti, religiosi e seminaristi che avevano
seguito il tradizionalista scismatico Arcivescovo Marcel Lefebvre, scrisse
33 Lettere tra cui la famosa “Mulieris dignitatem”; inviò 34 messaggi
e 58 telegrammi; lanciò 27 appelli e compose 16 preghiere. Un totale di
1.448 interventi pubblici: una media di quattro al giorno. Paolo VI nel
1975 che fu il più intenso di interventi del suo Pontificato - era
infatti l’Anno Santo - ne fece 441. Giovanni XXIII in tutto il suo
Pontificato - 4 anni e mezzo - tra discorsi, messaggi e omelie ne tenne
780; quindi 173 l’anno. Encicliche 13 le Encicliche: Redemptor Hominis
(4 marzo 1979); Dives in misericordia (30 novembre 1980); Laborem Exercens
(14 settembre 1981); Slavorum Apostoli (2 giugno 1985); Dominum et
vivificantem (18 maggio 1986); Redemptoris Mater (25 marzo 1987);
Sollicitudo Rei Socialis (30 dicembre 1987); Redemptoris Missio (7
dicembre 1990); Centesimus Annus (1 maggio 1991); Veritatis Splendor (6
agosto 1993); Evangelium vitae (25 marzo 1995), Fides et Ratio (1998). 12
Esortazioni apostoliche; promulgazione del Codice di Diritto Canonico per
la Chiesa latina (1983) e per quelle Orientali (1986); 11 Costituzioni
apostoliche; 40 Lettere apostoliche; Santi e Beati Con la canonizzazione
di Escrivà de Balaguer, Fondatore dell’Opus Dei (6 ottobre 2002) sono
464 i santi canonizzati da Giovanni Paolo II, di cui 400 martiri e 64
confessori, in 47 celebrazioni di canonizzazione di cui 12 fuori Roma. La
prima canonizzazione fuori Roma avvenne il 6 maggio 1984 a Seoul (103
martiri coreani). I predecessori di Giovanni Paolo II hanno proclamato in
tutto 300 santi. 1.296 sono invece i Beati proclamati da Giovanni Paolo II
di cui 1.024 martiri e 272 confessori, in 134 cerimonie di beatificazione
di cui 56 fuori dal Vaticano (una di questa fu a san Paolo fuori le Mura
per la Segheddu); la prima beatificazione fuori Roma avvenne il 18
febbraio 1981 a Manila (Lorenzo Ruiz e 15 martiri in Giappone). I
predecessori di Giovanni Paolo II hanno proclamato 1.310 martiri. Tra
santi e beati elevati agli onori degli altari dal 1588, anno della
istituzione della Congregazione per i Riti, successivamente denominata
delle Cause dei Santi, 1.760 sono stati canonizzati da Giovanni Paolo II e
1.610 dai suoi predecessori. Rappresentanze pontificie Attualmente la
Santa Sede intrattiene relazioni diplomatiche con 175 Paesi (compreso il
Sovrano Militare Ordine di Malta). Ad essi si aggiungono due Missioni a
carattere speciale: Russia e Autonomia Palestinese. All’inizio del
Pontificato i Paesi erano 92 (91 più lo SMOM). Questa è una “breve”
biografia di XXIV anni di pontificato itinerante e dinamico. Paesi, popoli
e santuari; piazze e stadi hanno accolto il Papa pellegrino di amore, di
solidarietà, di giustizia e di pace. I punti “caldi” del mondo lo
hanno sempre attratto: basti pensare a Beirut, a Sarajevo, a Cuba, a Timor
Est, Terra Santa e Assisi (per ben 6 volte!). Si è dato sempre tutto a
tutti per portare - come Paolo, apostolo delle genti - tutti a
Cristo.
Gianfranco Grieco
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Maria,
Madre dell’unità
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Nell’attuale
clima ecclesiale, così pregno di spirito ecumenico, i Francescani dell’Immacolata
sono scesi in campo, rispolverando l’antico assioma che Sant’Agostino
scolpì, per definire la B. Vergine Maria: “Virgo quia et in multis
mater est unitatis” (Sermo 192,6). In Lei, Vergine e Madre, Dio ha fatto
unità con l’uomo. Nel Suo purissimo seno Dio si è incarnato, divenendo
ponte di unione fra cielo e terra, Mediatore della “nuova ed eterna
alleanza”. Anche la Chiesa vergine e madre, secondo l’Ipponate, guarda
a Lei come faro da cui riceve luce e calore: “partorisce popoli, ma sono
membra di uno solo, di cui essa è corpo e sposa” (Ibidem). Un’intuizione
- quella di S. Agostino - molto importante che, il Papa Paolo VI riprende,
nell’Esortazione Apostolica Marialis Cultus (MC), esprimendo la fiducia
“che la venerazione verso l’umile ancella del Signore, nella quale l’Onnipotente
fece grandi cose (Lc 1,49), diverrà, sia pur lentamente, non un ostacolo,
ma tramite e punto di incontro per l’unione di tutti i credenti in
Cristo” (MC, 33). E ne dà anche solide motivazioni: “Per il suo
carattere ecclesiale, nel culto della Vergine si rispecchiano le
preoccupazioni della Chiesa stessa, tra cui, ai nostri giorni, spicca l’ansia
per la ricomposizione dell’unità dei Cristiani. La pietà verso la
Madre del Signore diviene, così, sensibile alle trepidazioni e agli scopi
del movimento ecumenico, cioè acquista essa stessa un’impronta
ecumenica” (MC, 32). Con le stesse ansie e desideri del Papa Paolo VI, i
Francescani dell’Immacolata si sono dati appuntamento insieme a vari
teologi di fama internazionale, presso Dawside Abbey, Somerset, in
Inghilterra, dal 20 al 26 agosto 2002, per approfondire e discutere su
tale argomento. Lo scopo primario che ha animato la realizzazione del
Terzo Simposio Mariologico, preferendo una tale angolatura, è la
constatazione di un sempre più crescente affievolimento della ricerca
dell’unica verità, nell’agape di una sola Comunione Cattolica. I
numerosi dialoghi, e le svariate dichiarazioni ecumeniche, sembrano aver
contribuito ad arrestare la gioia e la certezza di essere nella vera
Chiesa fondata da Cristo Gesù, introducendo uno scialbo senso di “appartenenza
generica”: quasi a dire, l’importante è sentirsi cristiani! Forti
delle parole del Papa Leone XIII nell’Enciclica Audiutricem populi, al
Simposio è stato ribadito con tutti i teologi lì convenuti che la causa
dell’unione dei cristiani “appartiene specificamente all’ufficio
della spirituale maternità di Maria. Difatti quelli che sono di Cristo,
Maria non li generò e non poteva generarli se non in un’unica fede e in
unico amore: ché forse è diviso il Cristo? (1Cor 1,13); dobbiamo,
invece, tutti insieme vivere la vita del Cristo, per poter in un unico e
medesimo corpo fruttificare per Iddio” ( AAS 28, 1985-1986, p. 135).
Maria Mater Unitatis, dunque. Non la caparbietà di rispolverare quanto è
vecchio e superato, ma la speranza di guardare al futuro con sguardo
rinnovato dal mistero stesso della Divina Rivelazione. Dio, che “poteva
creare un mondo più grande ma non una madre più eccellente della sua”
(S. Bonaventura), in Maria Santissima racchiuse ogni tesoro divino, ogni
speranza: anche la futura unità dei discepoli di Cristo, per la sua
mediazione corredentiva. Infatti, sembra del tutto impossibile illustrare
a quale titolo la Vergine Madre può essere Madre di unità senza
considerare il modo veramente unico, in cui fu generosamente associata al
Figlio, cooperando all’opera del Redentore (Cfr Lumen Gentium, 61).
Cioè, era doveroso tratteggiare la sua cooperazione “del tutto speciale”
all’opera della salvezza; in termine tecnico più appropriato, la sua
Corredenzione. Madre di unità, quindi, perché Madre corredentrice.
Corredentrice di ogni figlio generato nelle “doglie del parto”,
fattosi talvolta più doloroso a causa della pre-visione di tutte le
future fratture nella comunione dei figli di Dio. Al Simposio, diversi
teologi hanno tratteggiato l’aspetto corredenzionistico, intimamente
legato al mistero di unità tra i cristiani nella Chiesa. Esso è stato
studiato da diversi punti di vista: dalla dottrina della corredenzione
nella teologia orientale alla sua relazione con la Nuova Evangelizzazione;
dalla sua implicanza fondamentale nell’unità dei cristiani all’aspetto
corredenzionistico nella spiritualità benedettina e nella vita della B.
Gabriella Sagheddu, additata dal Papa Giovanni Paolo II, esempio di
ecumenismo che giunge alla donazione di sé pur di rivedere l’ovile
ricomposto in “uno”; dal mistero corredentivo come sorgente di unità
nella vita dei cristiani alla corredenzione mariana nell’anno liturgico,
nelle figure bibliche dell’Antico Testamento al recente libro “Appello
da Fatima” di Suor Lucia, veggente ancora vivente delle apparizioni di
Fatima. Infine, “Maria Reparatrix nel Magistero, Liturgia e Tradizione”.
Una varietà di contenuti, pertanto, che insieme hanno cercato di
costruire il volto tipicamente mariaforme della Chiesa, a cui è legato,
in modo imprescindibile, il ruolo della Madre nell’economia salvifica.
Maria è Mater Unitatis, la cui opera si dispiega dall’incarnazione del
Verbo, attraverso i secoli, fino al momento dell’escaton, nell’ansia
di vedere ricomposto il gregge di Cristo per il quale ha pagato un prezzo
altissimo, intimamente congiunta al suo divin Figlio. La settimana di
studi, si è poi conclusa con un dibattito in cui sono intervenuti tutti i
relatori. Prima di tutto si è chiarito come non è da confondere l’unità
dei cristiani con l’unità della Chiesa. La Chiesa pur disgregata dalla
frammentazione dei suoi figli, rimane pur sempre Una, Santa e Cattolica.
Così recita un documento conciliare: “la Beata Vergine per il dono dell’ufficio
della divina maternità che la unisce col Figlio redentore e per le sue
singolari grazie e funzioni, è pure intimamente congiunta con la Chiesa”
(Lumen Gentium, 63). Si è infatti dimostrato come la dimensione mariana
della Chiesa sia a monte della dimensione petrina e come questa sia
mediata da quella. Perciò, ponendo la Vergine Maria come modello per ogni
cristiano si è sicuri di avere la piena comunione di tutti i credenti in
Cristo nell’unica Chiesa. Maria Santissima è Madre dell’Unità nella
Chiesa. Unità tra Pastori e fedeli, tra teologi e Magistero. Il Terzo
Simposio Mariologico Internazionale sulla Corredenzione Mariana, MARIA
MATER UNITATIS, ha messo in luce come la Vergine Madre, nella Chiesa,
abbia davvero un posto unico ed insostituibile. Lei, Madre di unità,
posta come aurora risplendente sulla soglia del divino fattosi uno con l’umano;
Madre di unità per i Popoli e per la Chiesa, sull’orizzonte - forse
ancora lontano - della piena comunione dei discepoli di Cristo, che nel
canto unanime fanno eco per i secoli senza fine: “Benedetta tu fra le
donne e benedetto il Frutto del tuo grembo” (Lc 1,42).
P. Serafino M. Lanzetta, FI.
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Clarisse
dell’Immacolata
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UN NUOVO GERMOGLIO DELL’ORDINE
FRANCESCANO
Siamo una comunità di monache Clarisse, residenti dal 12
luglio 1993, anno Centenario della nascita della nostra Serafica Madre
Santa Chiara, nel Monastero intitolato al Cuore Immacolato di Maria e a
San Giuseppe, nella città di Aulla, cuore della Diocesi di Massa
Carrara-Pontremoli. Con grande gioia vogliamo farvi partecipi di un dono
particolarissimo che abbiamo ricevuto nel mese di maggio scorso, e
precisamente l’8 maggio 2002. Che cosa sia avvenuto, ancora non
riusciamo a rendercene conto, e, fra lo stupore e la gioia, la sola umile
gratitudine sale continuamente dai nostri cuori, contemplando la
Misericordia di Dio e dell’Immacolata che forse, mai come ora, abbiamo
sperimentata infinita. Fin dalla nascita di questa fondazione, abbiamo
cercato di innestare la vita e la Regola della Madre Santa Chiara nella
nostra vita claustrale, con la particolare accentuazione della sua
marianità, per rivivere più intensamente le nostre origini francescane e
clariane. Dall’approfondimento delle nostre origini, alla luce della
spiritualità di San Massimiliano M. Kolbe, il “folle dell’Immacolata”,
è nata l’ispirazione di un “ritorno alle fonti” (Perfectae
Caritatis, 2,2). Nel mese di settembre 2001, per opera del nostro Vescovo,
Mons. Eugenio Binini, presentavamo alla Congregazione per la Vita
Consacrata, e quindi al Santo Padre, la nostra richiesta di dare inizio ad
una nuova tipologia di vita contemplativa clariana, con la peculiarità
della marianità. Per impetrare questa grazia, i Rosari sono cominciati a
scorrere dal 1° novembre 2001, insieme con la Novena alla Beata Vergine
del Santo Rosario di Pompei, mai interrotta. Mentre i Rosari continuavano
a scorrere, la fiducia nella Divina Misericordia si faceva sempre più
forte. Chiedevamo semplicemente di avere la possibilità di vivere ciò
che la nostra Serafica Madre, “impronta della Madre di Dio” (Celano),
aveva vissuto a San Damiano in Assisi. La Regola di Santa Chiara, bollata
da Papa Innocenzo IV, ci avrebbe riportato alla Serafica Madre e la
Traccia Mariana di Vita Clariana al suo amore per la “Madre poverella”,
sigillandolo con il Voto Mariano della consacrazione illimitata all’Immacolata.
Intanto, Rosario dopo Rosario, arriviamo al 18 maggio 2002, vigilia di
Pentecoste, giorno in cui il nostro amato Vescovo ci comunicava l’avvenuta
approvazione da parte del Dicastero vaticano, con Decreto datato “8
maggio 2002, giorno della Supplica alla Madonna di Pompei”. La Madonna
aveva voluto “firmare” con questa data la grazia ottenutaci dalla Sua
materna intercessione. Con questo Decreto, la Santa Sede accoglieva le
nostre richieste: restare nell’Ordine delle Clarisse, poter seguire la
primitiva Regola di Santa Chiara nella luce dell’Immacolata, la Traccia
Mariana di Vita Clariana, le nuove Costituzioni, emettere la nuova
Professione Religiosa che includeva il Voto di consacrazione illimitata
all’Immacolata (Voto Mariano), c h i a m a n d o c i “ C l a r i s s e
dell’Immacolata”. Meravigliosa potenza del Santo Rosario! Lo scorso 14
agosto 2002, festa di San Massimiliano M. Kolbe, ai primi Vespri dell’Assunta,
il nostro Vescovo, con la nuova Professione religiosa, fatta durante la
Celebrazione Eucaristica, ci ha presentato ufficialmente alla Diocesi
nella nuova dimensione. Il Presule così si esprimeva nella sua preziosa
Omelia: “Chiara diventerà ella stessa, nella Chiesa, vergine e madre,
come la Chiesa, di una moltitudine di figli… E’ il mistero che si
realizza della verginità e maternità… Nella sua vita Chiara
percorrerà questo itinerario mistico, diventando anche in qualche modo
privilegiata nel partecipare al mistero di Maria che porta Cristo al mondo”.
Mons. Binini ha poi concluso dicendo: “Nella Chiesa di Cristo, le nostre
monache Clarisse dell’Immacolata da ora depongono il chicco di grano,
come dice il Vangelo, che morendo moltiplica la vita e si fa Eucaristia”.
L’Immacolata vegli col Suo amore materno affinché questo nostro nuovo
cammino sia pregno di frutti spirituali per la Chiesa e nella Chiesa,
nella più alta e costante fedeltà al nuovo carisma. . UN NUOVO GERMOGLIO
DELL’ORDINE FRANCESCANO Clarisse dell’Immacolata
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Ricordando
Fra Matteo
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Pubblichiamo la seguente lettera di Fra Leonard Maria
inviata alla Mamma di Fra Matteo in Filippine. Frigento, 2 agosto 2002
Solennità di S. Maria degli Angeli Ave Maria! Gentile Signora Lim, Sono
Fra Leonardo G. Maria (filippino), un confratello di suo figlio Fra
Matteo. Con questa lettera desidero, come è doveroso, raccontare un po’
della sua vita quando era con noi nel convento e, soprattutto, descrivere
gli ultimi momenti della sua vita prima della tragica morte. Prima di
tutto, però, a nome di tutti, voglio salutarla con cuore di figlio, visto
che Fra Matteo era spiritualmente il nostro fratello più caro. Questo
legame ci fa onore perché anche lei, come lui, ha offerto con generosità
suo figlio alla vocazione del Signore. Suo figlio Fra Matteo si può
certamente dire che ha donato santamente la sua vita per il Vangelo,
compiendo la Missione dell’Immacolata in molti luoghi delle nostre
missioni. Egli ci ha lasciato in ricordo l’esempio della sua umiltà e
semplicità, come uno strumento docile, e un cuore buono nell’amore di
Gesù. L’Africa, la Francia e molte parti in Italia sono stati i luoghi
dove il Signore ha operato in lui e attraverso di lui, attirando tante
anime alla conversione per la gloria di Dio. Il nostro fratello, Fra
Matteo Maria, è stato un missionario zelante e vero seguace della nostra
Madre Immacolata, distinguibile per il suo sorriso fraterno. Dopo la sua
missione in Africa (Benin), come fedele servitore, è ritornato in Italia.
E’ stato assegnato in un nostro convento in Sicilia, aiutando in una TV
parrocchiale. Questa estate, ha fatto una visita fraterna al nostro
convento di Frigento (AV), la nostra Casa Madre, per un po’ di ritiro
spirituale. Essendo un buon discepolo di San Massimiliano M. Kolbe,
instancabile Apostolo dell’Immacolata, pur potendo riposare un po’,
non mancava di aiutare i confratelli che lavoravano, lasciando però il
pomeriggio totalmente alla preghiera. Lavorando insieme a lui in convento
non posso dire niente di male perché vedevo il suo buon esempio da vero
religioso. Aveva un grande amore fraterno, non solo durante il lavoro ma
anche nel suo modo di parlarci, e poi non mancava mai il suo sorriso
cordiale. Grande era la sua dedizione e il suo abbandono totale a Nostro
Signore e la sua consacrazione illimitata alla benedetta Madre, la Vergine
Maria. Ho visto come amava la sua vocazione alla vita religiosa, le sue
incessanti preghiere, specialmente nella recita del S. Rosario, che aveva
sempre tra le mani. Anche dopo le preghiere comunitarie della sera, egli
rimaneva ancora in ginocchio ai piedi dell’altare per parlare con il
Signore e poi nei corridoi ci salutavamo con “Santa Notte!”. Mi
ricordo che un giorno mi ha chiesto: “Che vuol dire l’umiltà del
cuore?” Non ho risposto, aspettando che fosse lui a dirmelo. Poi egli mi
ha detto sorridendo: “L’umiltà consiste nell’abbandono totale alla
Volontà del Signore e della Madonna”. Aveva ragione Santa Teresina di
Gesù Bambino quando gli fu chiesto da sua sorella (Madre Agnes) nell’ora
della sua morte: “Suor Teresa, cosa puoi insegnare alla gente?” Lei ha
risposto: “Ciò che devi insegnare ad ogni anima è il totale distacco
dal mondo e il totale abbandono al Signore”. Veniamo agli ultimi giorni:
Sabato 20 luglio, il giorno del nostro ritiro mensile, e per questo non si
lavorava. Tutti i frati erano concentrati nella preghiera e nella
meditazione sulle conferenze spirituali. In tutte le ore dell’Adorazione
Eucaristica c’era Fra Matteo in cappella, e anche dopo le preghiere
della sera era rimasto in preghiera. Domenica 21 luglio, nel pomeriggio,
dopo le preghiere comunitarie, c’è stato il tempo della ricreazione. In
quell’occasione c’erano dei bambini ospiti, che spesse volte vengono a
giocano con i frati. Sono andato sul campetto di pallacanestro e c’era
anche Fra Matteo che si divertiva tantissimo, mostrando anche qualche suo
talento sportivo, attirando l’attenzione dei bambini. Lunedì 22 luglio,
dopo le preghiere mattutine e la S. Messa, eravamo insieme di nuovo a
tavola in refettorio per la colazione, poi come di consueto ci sono stati
affidati diversi lavori da fare. Prima di andare a lavoro, sono passato in
cappella per una breve preghiera personale e lì ho visto di nuovo Fra
Matteo che anch’egli pregava. Mentre stavamo per uscire, ho scherzato
con lui dicendo “Fra’, tu sei come Sansone!” Questo perché teneva
le due parti del banco con tutte e due le mani. Ci siamo ritrovati sul
posto di lavoro, insieme ad un altro confratello americano (Fra Virgilio
Maria). Ci siamo un po’ organizzati per meglio sistemare le cose. Fra
Matteo si è offerto di pulire il locale caldaia, mentre noi eravamo
fuori. Mentre mi stavo avvicinando per spostare la vecchia caldaia col
carrello, ho sentito una voce che non era un grido, sembrava la sua voce
normale. A causa della mia concentrazione al lavoro, non mi sono
preoccupato di quella voce, anche perché il carrello faceva molto rumore;
non avrei mai pensato a qualcosa di male e, poi, non sapevamo che c’era
un pozzo profondo nel nostro luogo di lavoro. Mentre mettevo fuori la
caldaia, ho visto che Fra Virgilio, perdendo il controllo, stava per
sprofondare in un buco, ma è riuscito a sostenersi con le due mani. Ci
siamo accorti che quel pozzo era profondo e buio. Ad un tratto ci siamo
girati attorno, e non vedendo più Fra Matteo ci siamo molto preoccupati.
Lo abbiamo chiamato più volte, lì e in giro, poi lo abbiamo cercato per
tutto il convento, ma nessuno lo aveva visto. Intanto un triste pensiero
ci tormentava ed angustiava: Fra Matteo nel pozzo. Abbiamo chiamato altri
frati per aiutarci. Nemmeno la luce di una lampada ci faceva vedere il
fondo del pozzo. Poi con una corda è sceso nel pozzo prima Fra Virgilio e
poi Fra Stephen, ma il freddo e la profondità rendeva difficile perfino
la respirazione, per cui sono stati chiamati i Vigili del Fuoco, i quali
dopo tante domande e poi vari tentativi sono riusciti a tirare su il corpo
ormai esanime di Fra Matteo, suo figlio. Non ci potevo credere, non ho
potuto guardarlo a lungo e quindi sono subito andato via, distrutto, verso
la cappella, incredulo di quanto era accaduto. Ho pensato che fosse un
sogno, un brutto sogno. Ho pregato, scongiurato. Ma era la triste realtà.
Sia fatta la Volontà di Dio! Signora, come anche lei e tutti noi, mi sono
chiesto il perché era successo. Mi sono ricordato di quanto aveva detto
Madre Teresa di Calcutta alle sue consorelle, in occasione della morte
improvvisa di due loro suore: “Dio è così, prende i fiori più belli
nel giardino della vita”. Madre Teresa ha ragione: così è successo
anche a Fra Matteo: “Dio l’ha amato e dunque l’ha preso presto”,
proprio nell’ora del suo fedele seguire il Signore. Da autentico figlio
dell’Immacolata ha offerto la sua vita nell’obbedienza, gioioso e
fedele nel fare ciò che vuole il Signore, senza mai indietreggiare, da
missionario di Maria, per divulgare l’amore di Gesù per mezzo della sua
arma di Consacrazione Totale, fino all’ultimo sforzo, fino al sacrificio
e all’immolazione totale di “vittima”. Sì, Fra Matteo è stata un’anima
vittima, ma per chi? Per tutti noi, per le nostre anime e per la salvezza
dei peccatori. Egli è diventato un modello per noi, un esempio di
fedeltà di cuore al voto di obbedienza, alla Volontà di Dio e della
Vergine Maria; al voto di castità, perché allegro e sereno (egli diceva:
“purché siano puri il cuore e la coscienza, non avete niente da
preoccuparvi nonostante tutto ciò che dicono gli altri su di voi”); al
voto di povertà, per il distacco dalle cose e dalla cautela nel loro uso.
Fino all’ultimo punto della sua vita egli ha servito e amato i suoi
confratelli: i Francescani dell’Immacolata. Fra Matteo, come il fiore
sbocciato e il frutto maturo, è stato colto e riposto nel grembo dell’Eternità,
ove la Vita non
finisce e la Luce non tramonta mai. Per lui non c’è niente da
preoccuparsi, noi, invece dobbiamo saper cogliere il messaggio: “State
pronti!” Gentile Signora, a nome dei Francescani dell’Immacolata,
voglio esprimere con tutto il cuore il profondo dolore, assicurandole
preghiere per supplicare dal Signore e dall’Immacolata la celeste
benedizione confortatrice. Fra Matteo è vivo nei nostri cuori con i suoi
esempi e soprattutto con il suo sorriso e di Là ci attende tutti per far
festa con Gesù e Maria. Un abbraccio filiale Fra Leonard Maria
Su
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All’Immacolata
con amore
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28
aprile 2002 Roma, aeroporto di Fiumicino, ore 12.15, sull’aereo della
Singapore Air Lines, Madre M. Francesca ed io partiamo per le Isole
Filippine. Come esprimere tutta la gioia, l’emozione e le sorprese
provati in questo viaggio? A dir il vero, avevo un gran desiderio di
visitare una terra di missione e la Vergine Immacolata mi ha concesso la
grazia di realizzare un sogno da lungo tempo accarezzato. E’ stato un
viaggio di breve durata, ma ricco di... avvenimenti. Il 29 aprile, dopo
circa 17 ore di volo, arriviamo a Manila. All’aeroporto sono venute a
prenderci la Delegata Generale nelle Filippine con altre due suore per
condurci presso il convento di Alabang: una struttura ‘’calda’’ e
accogliente, non molto grande, situato in un bel posto tranquillo. La
comunità è composta da cinque suore e come apostolato specifico hanno l’adorazione
eucaristica perpetua. Appena arrivate le suore ci hanno accolto gioiose e
festanti, ma la loro gioia ha raggiunto il culmine con l’arrivo, in
tarda serata, del nostro amatissimo P. Gabriele M. Pellettieri, il quale
dopo essere stato in visita alla missione in Australia, ha visitato l’intera
delegazione nelle Filippine. Il mattino seguente, subito dopo la sveglia
P. Gabriele, Madre M. Francesca ed io, accompagnati da Madre M. Stefania
ci rechiamo nel Convento di Maligaya. Anche qui un’esplosione di gioia
da parte di tutte le suore nell’accogliere i Superiori. Ciò che
maggiormente mi colpisce in questa comunità è la presenza di numerose
vocazioni: 10 postulanti, 15 aspiranti, 15 ragazze in ritiro spirituale e
tante professe: quasi si perde il conto. Tutto ciò mi riempie il cuore di
gioia, perché davvero nulla vi è di più bello e prezioso di chi vuole
donarsi completamente a Dio con la consacrazione religiosa. Dopo la
calorosa accoglienza delle suore, ci rechiamo al ‘’Sacred Heart
Village’’ non molto lontano da Maligaya, ove P. Gabriele ha presieduto
la S. Messa di inaugurazione del nuovo convento dei Frati, seguita dalla
processione e benedizione di ogni ambiente del convento. La mattina del
1° maggio, nella bella Cappella dedicata a ‘’Nostra Signora delle
Sette Gioie’’ in Maligaya, Sr. M. Soledad, Sr. M. Philomena e Sr. M
Eucharistica Pia emettono i Voti perpetui, consacrando per sempre la loro
vita al Signore e all’Immacolata. La solenne celebrazione è stata
presieduta da P. Gabriele. E’ stato un giorno di gioia e di festa per
tutta la comunità. Oltre la numerosa presenza delle suore, grande è
stata la partecipazione dei fedeli. Il giorno dopo, giovedì 2 maggio,
partiamo per Cebu. Eravamo in dieci e all’aeroporto dei voli nazionali
di Manila, si ripete la solita scena delle nostre partenze, perché
arriviamo sempre stracolme di bagagli che superano di molto il peso
consentito. All’aeroporto ci attendono la Maestra delle novizie ed altre
due suore per condurci nella Casa Mariana di Sacsac Consolacion. Difficile
descrivere l’emozionante scena di circa ottanta suore, tutte schierate
nel cortile del Convento, ognuna con in mano una bandierina bianca, ad
attendere il nostro arrivo. 17 Missio Mariae - n 26 autunno 2002 18 Tutte
cantavano con gioia mettendoci al collo una collana di fiori. Le suore
sono tutte gioiose e festanti, per la presenza della Madre Generale in
mezzo a loro. Nei giorni seguenti ho avvertito sempre di più il caldo
afoso di Cebu. Sapevo già del clima caldo delle Filippine; ma sapere è
una cosa, sperimentarlo è un’altra. Di giorno e di notte è sempre
caldo. Per fortuna il convento delle suore è situato su una piccola
altura, in un bel posto isolato e panoramico, e quando c’è
ventilazione, il caldo si sopporta meglio. L’Immacolata mi aiuti a
valorizzare il sacrificio del caldo per purificare la mia povera anima e
renderla fiamma viva e bruciante di amor di Dio. Certo, il popolo
Filippino ignora del tutto il freddo. 3 maggio: Festa dei SS. Filippo e
Giacomo Apostoli Non si poteva scegliere un giorno più bello e più
adatto per la consacrazione della nuova chiesa annessa al convento delle
suore. La solenne concelebrazione è stata presieduta dal Cardinale Vidal,
Arcivescovo di Cebu, da P. Gabriele e da altri sacerdoti francescani dell’Immacolata.
La cerimonia ha avuto il suo momento culminante nel rito della
consacrazione dell’Altare, durante il quale sono state inserite le
insigne reliquie di San Francesco d’Assisi, San Massimiliano e di San
Pio da Pietrelcina. La chiesa porta il titolo: “Nostra Signora Porta del
Cielo” ed è un piccolo gioiello, in stile spagnolo, con un maestoso
Tabernacolo in legno dorato. Numerosi fedeli hanno partecipato all’evento.
Possa davvero questa nuova chiesa essere fonte di preghiera per tutto
questo popolo così ben disposto a ricevere la grazia della fede. Dopo la
meravigliosa celebrazione della mattina, c’è stato un altro evento di
gioia. In serata, nella chiesa di Sacsac quindici postulanti si sono
rivestite dell’abito francescano, iniziando così il cammino di
consacrazione della loro vita al Signore.
Unanime è stata la preghiera, accompagnata da sentimenti di profonda
partecipazione da parte di tutte le suore per questo primo passo, delicato
e insieme impegnativo, che la grazia di Gesù e della sua Dilettissima
Madre ha messo nel cuore e ha permesso di compiere alle nostre care
sorelline. La cerimonia religiosa, lunga e laboriosa, è stata presieduta
come sempre dal nostro instancabile P. Gabriele. Hanno fatto seguito i
festeggiamenti in una grande sala adiacente alla chiesa. Molto
significativa la testimonianza di una neo-novizia nel raccontare alcune
emozioni vissute durante la vestizione religiosa, ricordando le parole
della mamma che preferiva vederla morta, piuttosto che vederla togliersi
il velo blu, abbandonando l’Istituto. Ringraziamo L’Immacolata per
tutte le grazie di questa giornata e ringraziamoLa soprattutto per il dono
di così tante vocazioni. Domenica 5 maggio, dopo la S. Messa celebrata in
lingua Bisaia, cioè per me incomprensibile, insieme a due consorelle, ci
rechiamo a Lahug presso un centro di spiritualità mariana ove
periodicamente si riunisce un folto numero di persone appartenente alla
M.I.M. Il gruppo è guidato dalle suore e dai sacerdoti Francescani dell’Immacolata
con le confessioni, la direzione spirituale, il s. Rosaio e l’adorazione
eucaristica. Ciò che maggiormente mi ha colpito in questo incontro è la
numerosa presenza di giovani e di tanti bambini che attivamente
partecipano a tutti gli atti di preghiera e soprattutto il profondo
rispetto che hanno verso le persone consacrate, alle quali viene sempre
chiesta la benedizione prendendo la mano e portandola delicatamente sulla
loro piccola fronte. 8 maggio: Festa sublime. Il Paradiso sulla terra:
quale festa più bella quella della consacrazione religiosa? Quindici
novizie, infatti, emettono i primi voti e trentacinque suore rinnovano la
loro Professione religiosa, abbandonandosi fiduciose tra le braccia della
nostra Mamma Celeste, “proprietaria” assoluta della nostra vita. Per l’evento
di grazia la chiesa è tutta splendente ed adornata di bellissimi fiori.
Ho visto le suore che con grande cura e dedizione preparavano ogni cosa.
Di fatto, tutto si è svolto nel migliore dei modi. La cerimonia
religiosa, semplice ma suggestiva è stata presieduta dal nostro P.
Gabriele. Oltre alla numerosa presenza delle suore, grande è stata la
partecipazione dei parenti e dei fedeli, nonostante l’orario inconsueto
(le 2,30 del pomeriggio). E’ davvero confortante vedere qui tante
vocazioni, vedere che ci sono ancora delle giovani e dei giovani ben
disposti ad accogliere l’invito di Gesù: ‘’seguimi!’’, a
lasciare tutto per seguirLo e consacrarsi per sempre a Lui e all’Immacolata.
9 maggio. Prime Professioni di voti e Professioni Perpetue dei Frati a
Cebu. La solenne liturgia eucaristica si è svolta nella Chiesa delle
suore a Sacsac, presieduta da P. Gabriele. Diciassette frati hanno emesso
i voti temporanei e tre quelli perpetui, consacrandosi per sempre al
Signore. Con commozione ed esultanza di cuore ne abbiamo seguito le varie
fasi. La corale delle suore ha animato la liturgia, alla quale i fedeli
sono accorsi numerosi. Davvero instancabile l’azione febbrile di P.
Gabriele che in quei giorni non ha avuto un momento di sosta nel
presiedere a tutte le lunghissime celebrazioni liturgiche dei frati e
delle suore, senza cedimenti e senza debolezze, nonostante il caldo
pressante. Come non rimanere edificati dinanzi a tanta dedizione per il
bene e la salvezza delle anime da condurre verso le vette della santità?
A proposito del ‘’caldo’’ delle Filippine, in alcuni giorni era
tale il sacrificio diurno e notturno di sudori e di spossatezza da farmi
acquistare un non so’ qual ridicolo aspetto da far divertire la Madre
Generale, che per scherzare mi chiamava: «A lu’ fo’ ‘u balcon»
cioè: la luna fuori il balcone (è l’appellativo con cui i familiari
chiamavano Don Dolindo Ruotolo, quando era bambino per il suo
comportamento un po’ “ritardato”). Comunque, aldilà di quello che
sembravo, c’era da soffrire e offrire concretamente ogni più piccolo
sacrificio. 10 maggio, subito dopo la sveglia, lasciamo Cebu per recarci a
Manila. Un saluto veloce alle sorelle e via sul pulmino che ci conduce all’aeroporto.
A Manila, due suore sono ad attenderci per condurci al convento di
Maligaya. Nelle grandi città Filippine, come Manila, che ne è la
capitale, c’è un traffico pazzesco, piene di automobili, di jeepneye e
motorcab, mezzi comuni di trasporto, sempre colmi di persone, e nonostante
l’abilità della nostra autista, abbiamo impiegato circa tre ore per
arrivare a destinazione. 11 maggio. Prima del rientro in Italia, le
vivacissime aspiranti e postulanti, piene di santa gioia, durante la
colazione hanno organizzato il consueto <<program>>, che ha
impegnato i diversi gruppi a esibirsi in alcune danze tradizionali,
seguiti da canti, recital e scenette comiche. E’ stato un bell’omaggio
di riconoscenza verso i Superiori , per la loro presenza nelle Filippine.
Nel pomeriggio tutta la comunità si è riunita nel cortile del convento
per gli ultimi saluti, che hanno straziato un po’ il cuore. Quale bella
impressione mi ha fatto, vedere tutte le suore, le aspiranti e postulanti
circondare di premure e di affetto soprannaturale i Superiori. Per me è
stata un’esperienza missionaria con grandi insegnamenti e, soprattutto,
ricca di grazie soprannaturali. Sia lodata e glorificata la Beatissima
Vergine Immacolata per avermi concesso questi innumerevoli doni.

Sr. M. Rita Papaccioli, FI.
Su
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