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La
consacrazione a Maria
Il
Santo Rosario
I
cinque e i quindici sabati
Le
“Tre Ave Maria”
L’Angelus
Domini
La
Medaglia miracolosa
Lo
scapolare mariano
Il
sabato a Maria
Maggio
e ottobre a Maria
PRATICHE Dl DEVOZIONE
La
devozione alla Madonna è come un giardino ricco di aiuole fiorite. Ogni
aiuola ha fiori belli e profumati. I colori e le forme diverse di fiori
danno vaghezza d’incanto ad ogni aiuola e a tutto l’insieme del
giardino.
Ogni
aiuola è una pia pratica di amore alla Madonna. Ce ne sono tante!
Riferirle tutte è impossibile. Ci limitiamo a quelle più importanti e più
conosciute dai fedeli.
la
consacrazione a Maria
È
certamente la pratica d’amore più bella e più impegnativa. Proprio per
questo non si può farla con leggerezza, senza vera preparazione e molto
esercizio.
Con
la consacrazione si vuole offrire tutto se stesso alla Madonna, dipendendo
in tutto e per tutto da Lei. Se è fatta come si deve, la consacrazione
comporta l’abbandono totale di sé fra le mani della Madonna. Dal
momento della consacrazione, Ella deve entrare nella vita del consacrato
per marianizzarla interamente.
Il
consacrato deve arrivare a “vivere
con Maria, per Maria, in Maria”, come insegna S. Luigi di Montfort.
Ma quanti sono coloro che realmente fanno e vivono così la loro
consacrazione mariana?
Ci
sono due specie di consacrazione alla Madonna:
1)
La consacrazione semplice. È
quella che si fa in privato o in qualche pia associazione mariana
(“Figlie di Maria”, “Legione di Maria”, “Milizia
dell’Immacolata”) e comporta una personale dedizione alla Madonna,
generosa e fervida nell’apostolato individuale.
A
questo tipo di consacrazione appartengono anche quella delle famiglie
(tanto raccomandata da S. Gregorio), dei bambini (anche prima che
nascano), di una scuola, di un paese, di una nazione, ecc.
2)
La consacrazione come “schiavo”
di Maria, o come sua “proprietà”,
o come “vittima di olocausto”
del suo amore.
La
consacrazione come “ schiavo” è insegnata da S. Luigi di Montfort ed
esprime soprattutto il sacrificio della libertà per vivere incatenato e
dominato dall’amore della Madonna.
La
consacrazione come “proprietà”
è insegnata da S. Massimiliano M. Kolbe, ed esprime soprattutto
l’incondizionata perdita di sè fra le mani dell’Immacolata come suo
“strumento o cosa”.
La
terza forma di consacrazione si ispira all’offerta di S. Teresina come
vittima dell’Amore misericordioso di Gesù, ed esprime soprattutto
l’immolazione totale di sè
per Iddio come olocausto dell’amore misericordioso di Maria.
Identiche
nella sostanza, ognuna di queste forme di consacrazione vuole far
realizzare la devozione filiale alla Madonna in modo più profondo e
radicale; vuole farci mettere le radici nel Cuore di Maria, con la
certezza beatifica che “chi mette
le radici in Maria viene santificato” (S. Bonaventura).
L’esperienza dei Santi ci assicura che è proprio così.
il
santo Rosario
La
corona del Rosario è il vincolo più caro che ci unisce a Maria. Ci tiene
uniti a Lei con la soave ripetizione delle Ave Maria, mentre contempliamo
la Celeste Mamma con Gesù nei quindici quadri dei misteri
gaudiosi, dolorosi e gloriosi.
Il
Rosario è una vera catena d’amore, è un incontro d’amore, è una
sosta d’amore in cui diciamo tante volte alla Madonna: “Ti
amo, Ti amo, Ti amo”. Tenere la corona in mano è come tenere la
mano della Madonna nella nostra mano, è come avere un fascio di rose da
offrire una per una alla dolcissima Mamma e Regina.
Il
Rosario può essere recitato da tutti, sia dai vecchi che dai bambini, dai
dotti e dai semplici.
Alla
recita del Rosario va bene qualunque tempo e qualsiasi luogo. Fra gli
esempi più vicini a noi, ricordiamo i tre pastorelli di Fatima, Giacinta,
Francesco e Lucia, umili e ardenti nella recita di molti Rosari, al
pascolo o in casa, da sani o da malati. Ricordiamo il Servo di Dio P.
Anselmo M. Trèves, che recitava Rosari ovunque e ne recitava molti per
“sfamarsi di Ave Maria” e
per “seminare Ave Maria”
lungo tutte le strade. Ricordiamo anche il Servo di Dio Giacomino Gaglione,
con la corona del Rosario sempre al collo, segno visibile della sua
appassionata devozione. Ricordiamo, infine, il Servo di Dio Don Dolindo
Ruotolo con quella corona del Rosario perennemente fra le mani sia in
Chiesa che in casa, sia sul pulpito che per le strade...
Ogni
luogo è buono per la recita del S. Rosario; ma il luogo ideale è presso
il S. Tabernacolo o davanti all’altare di Maria Santissima Né va
dimenticato che si guadagna l’indulgenza plenaria quando il Rosario è
recitato in Chiesa o in famiglia o in gruppo, purché si sia confessati e
comunicati.
Ogni
occasione, ogni circostanza, ogni motivo è buono per il S. Rosario. Va
bene per le gioie o per i dolori, nei successi o negli insuccessi, per la
salute fisica o per quella spirituale, se si vogliono grazie o se si vuol
ringraziare, per la salvezza delle anime e per la liberazione delle anime
dal Purgatorio. Diceva bene Suor Lucia di Fatima: “Dal
momento che la Madonna ha dato importanza al Rosario, non c’è problema
materiale o spirituale, nazionale o internazionale che non si possa
risolvere”.
Per
questo i Santi sono stati appassionati amanti del Rosario. Sembrerebbe che
non trovassero mezzo migliore per esprimere la loro ardente devozione alla
Madonna. Santi antichi e recenti, da quando la Madonna donò il Rosario
all’umanità, si sono adoperati non solo a recitarlo, ma anche a farlo
recitare con tutte le forze.
Pensiamo
a S. Pasquale Baylon che costruiva corone del Rosario con le sue mani,
usando cordicelle su cui faceva i nodi per le Ave Maria, e regalava le
corone per invogliare altri alla recita.
S.
Pompilio Pirrotti era così appassionato del S. Rosario, che ne costruì
da sè una quantità miracolosa. Si diceva, infatti, che di notte lavorava
con la Madonna a moltiplicare le corone del S. Rosario da regalare, e
qualcuno spiò dal buco della serratura questa scena celeste.
L’ultima
azione che il S. Curato d’Ars fece sul letto di morte fu quella di
donare un Rosario a una persona.
Dovremmo
ricordare S. Alfonso de’ Liguori, S. Antonio M. Claret, il Beato Bartolo
Longo, e tanti altri. Ma ricordiamo soprattutto P. Pio da Pietrelcina
l’umile e grande cappuccino, che arrivava a recitare ogni giorno più di
cento corone del Rosario, che distribuì un numero incalcolabile di Rosari
ai fedeli, che ai figli spirituali lasciò il Rosario come sua “eredità”, che prima della morte raccomandò ancora: “Recitate
sempre il Rosario”.
Dopo
le raccomandazioni della Madonna a Lourdes e a Fatima, dopo gli esempi di
tanti Santi, prendiamo anche noi l’impegno di trovare ogni giorno almeno
un quarto d’ora (che cos’è un quarto d’ora?...) per la recita di
una corona. Sarà ogni giorno il quarto d’ora di amore alla Madonna, il
quarto d’ora di grazie per la nostra anima. Meglio ancora, poi, se
reciteremo il Rosario insieme ad altri, specialmente insieme alla
famiglia, come ha molto raccomandato il papa Paolo VI. Si vedrà allora
tutta la famiglia unita nell’amore alla Madonna, raccolta sotto il suo
manto, come era la famiglia della B. Anna Maria Taigi.
Infine,
è preziosissima l’esortazione del papa Paolo VI a collocare il Rosario
accanto alla Liturgia, utilizzandolo, ad esempio, come preparamento e
ringraziamento alla S. Messa e alla Comunione. Così faceva P. Pio da
Pietrelcina, alzandosi in piena notte per prepararsi alla S. Messa con la
recita di molte corone.
E
si pensi all’efficacia dei misteri dolorosi come preparazione alla S.
Messa, nella quale si rinnova tutta la Passione e Morte di Gesù
contemplata nel S. Rosario. Si pensi alla bellezza dei misteri gaudiosi
come ringraziamento alla S. Comunione: come la Madonna
all’Annunciazione, anche noi abbiamo Gesù fisicamente presente nella
nostra anima e nel nostro corpo, per tutta la durata dell’Ostia santa
(ossia per circa un quarto d’ora); come la Madonna, anche noi possiamo
adorare in noi stessi Gesù, Dio Incarnato; come la Madonna, anche noi
possiamo portare Gesù con noi, in casa e per le strade, fra gli uomini e
negli ambienti di lavoro; possiamo generarlo con gli atti di sacrificio,
con gli esempi edificanti di carità, di povertà, di pu- rezza angelica,
di umiltà e distacco...
E
insieme al Rosario, vanno raccomandate anche le altre coroncine mariane,
come quella dei Sette Gaudi e dei Sette Dolori, che hanno nutrito la
devozione ma- riana di molte anime elette.
i
cinque e i quindici sabati
Sono
due esercizi di pietà mariana molto cari al popolo. La devozione dei
primi cinque sabati del mese venne da Fatima, presentata da Lucia, la
veggente della Cova d’Iria. Fu un dono del Cuore Immacolato di Maria,
che a Fatima disse: “Gesù vuole
stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato;
a chi l’abbraccerà prometto la salvezza”.
Questa
devozione, però, aveva già diversi secoli di vita. S. Matilde e S.
Gertrude la coltivavano intensamente; S. Bernardino da Siena ne fu
predicatore ardente; e soprattutto S. Giovanni Eudes, nel sec. XVII, ne fu
in certo modo il padre e l’apostolo, componendo la Messa e l’Ufficio
del Cuore Immacolato di Maria, istituendo due famiglie religiose,
scrivendo il prezioso trattato: “Il
Cuore ammirabile della SS. Madre di Dio”.
A
Fatima questa devozione ebbe il sigillo pubblico della stessa B. Vergine,
con tre note di maggior risalto: 1) il culto al Cuore Immacolato di Maria
è la devozione particolarmente adatta ai nostri tempi; 2) esige
riparazione delle offese fatte al Cuore Immacolato; 3) chiede la
consacrazione del mondo intero al Cuore Immacolato.
Ricordiamo
le parole che la Madonna di Fatima disse a Lucia: “Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà a
Dio”. E ai tre fanciulli, dopo aver mostrato l’inferno, disse: “Avete
visto dove vanno a finire le anime dei poveri peccatori. Per la loro
salvezza Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore
Immacolato, e se faranno quanto vi dirò molte anime si salveranno”.
Il
10 dicembre del 1925, ancora a Lucia di Fatima, già suora, la Madonna
disse ancora: “Guarda, figlia mia,
il mio Cuore tutto trafitto da spine, che gli uomini vi conficcano ogni
momento, con le loro bestemmie e ingratitudini. Tu almeno cerca di
consolarmi e fa’ sapere al mondo che io prometto di assistere nell’ora
della morte con le grazie necessarie alla salvezza tutti quelli che nel
primo sabato di cinque mesi consecutivi si confesseranno, riceveranno la
S. Comunione, reciteranno la terza parte del Rosario e mi terranno
compagnia durante un quarto d’ora meditando sui misteri del Rosario, con
l’intenzione di farmi riparazione”.
Questo
è il dono del Cuore Immacolato di Maria.
Facciamolo nostro. È un mezzo eccellente di filiale riparazione al
Cuore della nostra Mamma, e di sicuro rifugio per le nostre anime.
La
devozione dei quindici sabati
ebbe nel Beato Bartolo Longo il suo maggior apostolo. È una devozione che
si ispira al S. Rosario nella successione dei quindici misteri per
quindici sabati, e vuole preparare, in particolare, alle due feste del
Rosario, il 7 ottobre e l’8 maggio (Madonna di Pompei). Per ogni sabato
si richiede la Confessione e Comunione e la recita di una corona del S.
Rosario.
Questo
esercizio di pietà mariana è stato considerato molto salutare per le
anime e per i corpi, perché spinge alla contemplazione e all’imitazione
della B. Vergine nei misteri del Rosario, perché avvicina ai SS.
Sacramenti, perché ottiene segnalate grazie anche di ordine temporale.
le
“tre Ave Maria”
La
preghiera mariana indiscutibilmente più preziosa nella Chiesa è l’Ave Maria. È la preghiera dell’Angelo (Ave Maria, piena di
grazia, il Signore è con te), la preghiera di S. Elisabetta (Tu sei
benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno), la
preghiera della Chiesa (Santa Maria, ecc...). È certamente la preghiera
più bella dopo il Padre nostro, la più gradita alla Madonna, com’Ella stessa
rivelò a S. Matilde.
I
Santi hanno stimato l’Ave Maria come preghiera che mette in fuga i
demoni, che arreca gioia agli Angeli, che dona gloria alla SS. Trinità,
che fa esultare il Cuore di Maria: “Rallegrati,
o Piena di grazia...”.
S.
Luigi Grignion diceva che il segno immancabile della vera devozione
mariana è l’amore all’Ave Maria.
Difatti, i veri devoti considerano l’Ave
Maria la preghiera più cara e più espressiva del loro amore alla
Madonna. Non è forse bello pensare che con ogni Ave
Maria si dà un bacio alla divina Mamma?
Del
resto, sappiamo che non ci si rivolge mai invano alla Madonna, specie se
con le parole che Dio stesso le fece rivolgere dall’Angelo, che lo
Spirito Santo ispirò a S. Elisabetta e alla S. Chiesa. Per questo
dovremmo tenerci alla pia usanza di raccomandarci alla preghiera degli
altri chiedendo un’Ave Maria per noi. Ha un grande valore.
Una
volta S. Giuseppe Cafasso diede un libro sulla Madonna a una persona.
Questa gli chiese il prezzo del libro. Il Santo rispose: “Un’Ave
Maria”. Com’è possibile! Solo un’Ave Maria? - esclamò la
donna, sorpresa. “Perché, è
forse poco un’Ave Maria? - riprese il Santo - Sappiate
che S. Teresa in un’apparizione una volta disse: Se potessi tornare
sulla terra per acquistare il merito di un’Ave Maria, lo farei subito”.
La
devozione delle “Tre Ave Maria”
è legata appunto al culto e al valore dell’Ave Maria. Questa pia
pratica risale a S. Matilde che la ricevette dalla Madonna. La Santa si
angustiava per la sua eterna salvezza e pregava la SS. Vergine di
assisterla in punto di morte. La Madonna la rassicurò, dicendole: “Sì,
lo farò! Ma desidero, da parte tua, che mi reciti ogni giorno tre Ave
Maria, ricordando con la prima il potere ricevuto dall’Eterno Padre, con
la seconda la sapienza ricevuta dal Figlio, con la terza l’amore di cui
mi ha ricolmato lo Spirito Santo”.
È
una pratica mariana e trinitaria insieme. La Madonna viene presentata
quale capolavoro della SS. Trinità. Che cosa non potrà ottenerci Ella
dal Cuore di Dio Uno e Trino?
S.
Leonardo da Porto Maurizio, S. Alfonso de’ Liguori, S. Antonio M. Claret
furono i maggiori propagatori di questa pia pratica, benedetta anche dai
Sommi Pontefici. Ai nostri tempi, anche S. Massimiliano M. Kolbe e il Ven.le
P. Pio da Pietrelcina la raccomandavano molto. Il Servo di Dio Don Dolindo
Ruotolo esortava a recitare le tre Ave
Maria con le braccia in croce perché “la
Madonna si commuove quando la preghiamo così e non può non ascoltarci”.
Un
esercizio di pietà lungo e complicato può costare. Ma che cosa è più
semplice della recita di “Tre Ave
Maria”? Non ci vuole neppure un minuto di tempo! E sarebbe tanto
bello iniziare e concludere la giornata con la recita delle “Tre
Ave Maria”: significherebbe offrire alla Madonna il giorno e la
notte, il lavoro e il riposo, i sacrifici e il ristoro. Vogliamo farlo
anche noi?...
l’Angelus
Domini
Un’altra
preghiera, che è un piccolo capolavoro, è l’Angelus
Domini (l’Angelo del Signore).
Tre
volte al giorno la Chiesa ci invita a ricordare il mistero ineffabile
dell’Incarnazione compiutosi in Maria per la nostra salvezza.
L’Incarnazione del Verbo fu evento supremo anzitutto per la Beata
Vergine. In Lei Dio e l’umanità si ricomposero in unità iniziando la
seconda èra per il genere umano: l’èra della Redenzione universale.
La
recita dell’Angelus ci unisce
ogni volta a Maria che si riempie di Dio con la sua umiltà, con la sua
verginità, con la sua perfetta ubbidienza. E anche noi con l’Angelus
possiamo renderci gioiosamente partecipi delle virtù e dei sentimenti
celesti dell’Immacolata. Per una più profonda unione, è eccellente
l’uso di rinnovare la Comunione Spirituale con Maria, così da trovarci
pieni di Gesù come lo fu Ella.
Anche
su questo punto la devozione dei Santi è stata commovente. S. Bonaventura
iniziò questa pia pratica facendo suonare ogni sera la campana della
Chiesa per ricordare il celeste evento.
Poi
si suonò tre volte al giorno, e S. Vincenzo de’ Paoli, S. Giovanni
Battista De Rossi S. Leonardo da Porto Maurizio, S. Alfonso de’ Liguori,
ecc... tre volte al giorno cadevano in ginocchio per recitare la bella
preghiera con grande trasporto.
Quando
S. Alfonso de’ Liguori, da vecchio, divenne sordo, pregò di essere
avvisato al suono dell’Angelus.
Anche se si trovava per strada, al primo tocco dell’Angelus, egli si
inginocchiava subito per recitarlo. E chi può dire quanta edificazione
desse un Vescovo così devoto?
S.
Pio X, anche nelle udienze, sia pubbliche che private, appena udiva i
rintocchi dell’Angelus,
interrompeva la conversazione, si alzava, si scopriva il capo, e pregava.
E il Sommo Pontefice Paolo VI ha reso pubblica la sua recita dell’Angelus
domenicale, a mezzogiorno, dalla finestra di Piazza S. Pietro, con la
partecipazione di molti pellegrini.
Anche
S. Giuseppe Moscati, un medico di valore, al suono dell’Angelus si segnava, e se si trovava in ospedale o durante le visite
mediche, invitava i presenti a recitare con lui l’Angelus!
La
B. Anna Maria Taigi, madre di famiglia, era innamorata di questa
preghiera, e la recitava ogni giorno con trasporto insieme alla famiglia.
L’angelico
S. Domenico Savio già all’età di quattro anni non aveva bisogno che
qualcuno gli ricordasse la recita dell’Angelus.
Era un vero angioletto sempre puntuale e fedele!
E
chi non ricorda la recita dell’Angelus del Ven.le P. Pio da Pietrelcina?
Quanta devozione esprimeva nel volto,
nella voce, in quelle mani piagate raccolte in preghiera! E noi,
invece?...
la
medaglia miracolosa
S.
Paolo ha scritto che Dio sceglie le cose umili e deboli per confondere
quelle grandi e forti (1 Cor 1,28) .
La
Madonna donò la medaglia a S. Caterina Labouré, e da allora le grazie
furono tali e tante, che la medaglia meritò giustamente l’appellativo
di “miracolosa”.
L’amore
dei Santi a questa medaglina è stato veramente grande. Portarla al collo,
baciarla e ribaciarla, raccomandarla agli altri, farsene apostoli, è
stato comune a Santi celebri e meno celebri.
Ricordiamo
qualche esempio.
S.
Caterina Labouré fu ardente propagatrice della medaglia miracolosa. Anche
durante le rovine e le stragi della rivoluzione in Francia, ella curava i
feriti, avvicinava soldati, parlava con persone di ogni specie: a tutti
immancabilmente offriva la medaglia miracolosa quale pegno di grazia.
S.
Teresina fin da piccola si rivelò ingegnosa apostola della medaglia
miracolosa. C’era in casa sua una domestica incredula che non voleva
sentir parlare di religione; ebbene, la piccola Teresa tanto fece che
riuscì a farle prendere la medaglia miracolosa con la promessa di
portarla al collo fino alla morte. In un’altra occasione, stando gli
operai a far lavori in casa, la piccola Teresa si industriava a mettere la
medaglia miracolosa nelle tasche delle loro giacche appese.
S.
Massimiliano M. Kolbe è stato forse il massimo valorizzatore della
medaglia miracolosa. Al suo vasto movimento mariano, la Milizia
dell’Immacolata, egli affidò l’impegno particolare di “diffondere
la medaglia miracolosa”; e tutti i membri della Milizia del
l’Immacolata hanno l’obbligo di portare indosso la medaglia
miracolosa.
Per
S. Massimiliano le medaglie miracolose erano celesti “munizioni” e “proiettili”
che fanno penetrare di forza la grazia nei cuori. Un episodio
significativo gli accadde durante il ricovero nel sanatorio di Zakopane.
Eccone la narrazione presa dalla sua vita:
“Quando P. Kolbe si trovava a Zakopane fece la conoscenza di un
certo intellettuale.
Ad
ogni incontro lo pregava: “Signore, si confessi”. Ma quegli soleva
rispondere: “Nulla da fare, Reverendo, la rispetto, Padre, ma non andrò
a confes-sarmi; forse un’altra volta”. Dopo alcune settimane, questo
signore, prima di partire, venne da P. Kolbe per accomiatarsi. Le ultime
parole di P. Massimiliano furono: “Signore, vada a confessarsi...”.
“La prego, Reverendo, non ho tempo, devo andare in fretta alla
stazione”.
“Allora
accetti almeno questa medaglia miracolosa”.
Il
signore accettò per cortesia la medaglietta e si recò subito alla
stazione ferroviaria. Intanto P. Massimiliano cadde in ginocchio per
implorare dall’Immacolata la conversione dell’ostinato.
Oh,
meraviglia! Dopo un istante qualcuno bussa alla porta ed entra il medesimo
signore che aveva tanta fretta di prendere il treno. Sin dalla soglia
esclama: “Padre, la prego
di confessarmi””.
E
chi non ricorda la conversione dell’ebreo incredulo Alfonso Ratisbonne a
Roma? Ma è impossibile enumerare le grazie ottenute dalla medaglia
miracolosa.
È
più utile piuttosto imparare dai Santi, e particolarmente da S.
Massimiliano, come industriarsi a seminare le medaglie miracolose
dappertutto, regalandole direttamente alle persone o lasciandole a bella
posta nei negozi, sui treni, negli uffici. Sempre fornito di queste
piccole mine, quando S. Massimiliano non poteva fare altro per
l’Immacolata, affidava a loro l’incarico di aprire qualche breccia nei
cuori per far penetrare in tutti la Madonna.
Neppure
a noi dovrebbe costare amare la medaglia miracolosa, portarla indosso, e
utilizzarla come mezzo di apostolato mariano.
A
volte noi ci preoccupiamo di che cosa fare per la Madonna. Ebbene, perché
non fare apostolato mariano servendoci di un mezzo così semplice come la
medaglia miracolosa, che può essere regalata o seminata dappertutto?
Seguiamo gli esempi edificanti di S. Caterina Labouré, di S. Teresina, di
S. Massimiliano Kolbe, e di molti altri Santi. Anche P. Pio da Pietrelcina
aveva sempre le tasche rifornite di medaglie miracolose. Chi visita la sua
cella, può veder un tavolinetto su cui c’è un pugno di medagline
miracolose trovate nelle tasche di P. Pio alla sua morte.
Facciamo
anche noi come i Santi.
lo
scapolare mariano
Un
altro mezzo di grazia è lo scapolare
o abitino della Madonna. Sono diversi gli scapolari mariani. Il più noto
e il più diffuso è certamente lo scapolare della Madonna del Carmine.
Da
S. Simone Stock (1250), che lo ricevette in una apparizione della Madonna,
lo scapolare del Carmine ha avuto una diffusione che i secoli non hanno
mai fermato.
Lo
scapolare è un pegno di Maria Santissima simboleggia l’abito della
Madonna che deve rivestire l’anima dei suoi devoti, perché non possano
essere condannati all’inferno. In più, dona anche l’assicurazione di
essere liberati dal Purgatorio nel primo sabato dopo la morte, o almeno
quanto prima, purché recitino ogni giorno il Piccolo Ufficio della B.
Vergine, o facciano astinenza dalla carne il mercoledì, venerdì e
sabato, oppure si facciano assegnare dal Confessore qualche preghiera
giornaliera in sostituzione.
Ricordiamo
l’angelico S. Gabriele dell’Addolorata che nel suo “Credo mariano”, scritto col suo sangue, diceva: “Credo...
come prometteste al papa Giovanni XXII, che agli ascritti al Carmine, nel
sabato dopo la morte, sarebbero liberati dal Purgatorio”.
Questa
devozione dello scapolare è stata sempre raccomandata dalla Chiesa, e con
tale insistenza da risultare seconda soltanto al Rosario. Sommi Pontefici
e Santi l’hanno amata e l’hanno fatta amare, perché è molto semplice
e insieme molto ricca di contenuto soprannaturale .
Lo
scapolare portato addosso è un richiamo costante d’amore e di abbandono
alla bontà della Celeste Madre. Se è portato con fedeltà, è un vero
pegno di eternità offerto a tutti gli uomini. Non per nulla a Fatima, il
13 ottobre del 1917, l’ultima apparizione che ebbero i tre pastorelli fu
quella della Madonna del Carmine con lo scapolare in mano.
Cerchiamo
di conoscere e di far nostra anche questa devozione. La Madonna vuole
ricoprire tutti i suoi figli del suo celeste manto. Lo scapolare è il
segno sensibile di questo manto materno che ci ricopre. E chi si troverà
sotto il manto di Maria non potrà mai perire.
il
sabato a Maria
Un
giorno alla settimana dedicato alla Madonna viene incontro al bisogno di
offrire alla Celeste Mamma qualcosa di particolare nel corso di ogni
settimana.
La
Chiesa ha sempre avvertito questo bisogno e lo ha soddisfatto dando al
sabato un posto speciale nella liturgia con la celebrazione settimanale
della Messa e dell’Ufficio in onore della Beatissima Vergine.
L’esperienza
di parecchi secoli ha collaudato questa devozione amata e santificata dal
popolo cristiano, e particolarmente dai Santi.
Sappiamo
che il culto del “sabato a Maria”
ha avuto devoti di grande santità, come una S. Caterina da Siena, un S.
Francesco di Sales, un S. Alfonso de’ Liguori, per fare solo qualche
nome.
E
tale caratteristica mariana del sabato ha accompagnato i Santi anche nelle
loro esperienze mistiche più alte. S. Gemma Galgani, ogni sabato, a
differenza degli altri giorni, aveva l’estasi mariana. Questo era
diventato per lei un fatto così normale, che talvolta si accorgeva di
essere in giorno di sabato solo all’apparizione della Madonna
nell’estasi.
Sull’esempio
dei Santi, sforziamoci anche noi di amare particolarmente il sabato come
“dì di Maria” (così lo
chiamava S. Caterina da Siena). Santifichiamolo anche noi con particolari
preghiere, specialmente con la recita del Rosario (possibilmente intero di
quindici poste). Non facciamo mancare qualche sacrificio personale (ad
esempio, l’astinenza dalla frutta o dalla carne, o dal fumo...).
Facciamo altri atti di venerazione a nostra scelta: ad esempio, il
compiere un’azione importante, prendere una decisione, celebrare un
evento particolare, o altro, sempre di sabato. S. Luigi Grignion, da
giovane, ogni sabato andava a fare la S. Comunione in una chiesa della
Madonna, per devozione verso di Lei. Quello che è certo è questo: la
Madonna è più contenta e dona speciali grazie in questo giorno a Lei
particolarmente consacrato.
maggio
e ottobre a Maria
Ugualmente,
nei due mesi mariani di maggio e di ottobre, se vogliamo imitare i veri
devoti della Madonna, non dobbiamo mancare di associarci alla speciale
venerazione che la Chiesa rivolge alla Celeste Madre.
L’offerta
di due mesi interi, vuole esprimere l’abbondanza dell’amore che va in
cerca anche di tempi lunghi per effondersi con maggiore continuità di
affetti e di preghiera.
Inutile
accennare agli esempi dei Santi e alle loro esortazioni a celebrare questi
due mesi mariani con grande fervore. Essi li consideravano due mesi
d’oro per donare rigoglio alla devozione mariana con la frequenza alle
funzioni di tutto il mese di maggio e con il particolare impegno della
recita del S. Rosario intero per il mese di ottobre.
S.
Massimiliano M. Kolbe scriveva apposta al fratello per ricordargli il mese
di maggio; gli inviava libretti utili per ogni giorno del bel mese; gli
infondeva grandi speranze di frutti consolantissimi.
Il
Beato Bartolo Longo fu instancabile fino alla morte nell’esortare a
santificare il mese di ottobre come mese del Rosario, il mese della
preghiera mariana per eccellenza
È
indubbio che questi due mesi sono mesi di grazia. La Mediatrice di tutte
le grazie è sollecitata da tanta preghiera che sale dalla terra e non può
lasciare inascoltata la voce di chi confida in Lei, di chi le rivolge
suppliche, di chi le offre fioretti per un mese intero.
Il
Ven.le P. Pio da Pietrelcina scriveva al suo Padre spirituale: “Ecco finalmente tornato il mese della bella Mammina... Questa cara
Mammina seguita a prestarmi amorosamente le sue materne cure, specialmente
in questo mese”.
Se
si è fedeli, in questi due mesi si possono ottenere dalla Madonna grazie
anche straordinarie, per sè e per gli altri. Soprattutto, non mancheranno
le grazie spirituali di illuminazione, di ripresa, di crescita interiore,
di conforti celesti che solo la divina Madre sa dare.
Nel
mese di maggio, fragrante di primavera, si può approfondire la conoscenza
della Madonna con l’ascolto delle prediche mariane che di solito si
tengono nelle chiese, o con personali meditazioni sulle ineffabili
grandezze di Maria. “Sì, Padre
mio - scriveva ancora P. Pio -
questo bel mese come predica bene le dolcezze e la bellezza di Maria”.
Nel
mese di ottobre si può approfondire l’unione amorosa con la Madonna
nella recita devota di più Rosari, e si contribuisce alla grande
intenzione missionaria che la Chiesa propone in tale mese per la salvezza
di tutte le anime, mediante Colei che è la Mediatrice universale della
salvezza.
ATTO DI CONSACRAZIONE
ALL’IMMACOLATA
di
S. Massimiliano M. Kolbe
O
Immacolata Regina del cielo e della terra, rifugio dei peccatori e Madre
nostra amorosissima, cui Dio volle affidare l’economia della Sua
misericordia, ai Vostri piedi santissimi mi prostro io misero peccatore
supplicandoVi di accettare tutto l’essere mio come cosa e proprietà Vostra.
A
Voi, o Madre, offro tutte le facoltà dell’anima mia e del mio corpo, e
nelle Vostre mani santissime rimetto la mia vita, la mia morte, la mia
eternità, affinché d’ora in poi disponiate di tutto il mio essere come
a Voi piace. Disponete di me, Vergine Immacolata, come volete per
conseguire quello che è stato scritto di Voi: “Essa
ti schiaccerà il capo”, e: “Tutte
le eresie per Te sono state vinte nel mondo”.
Fate
che nelle Vostre mani purissime e misericordiosissime io sia strumento
adatto a farVi conoscere ed amare da tante anime tiepide e fuorviate,
e accrescete così, quanto più è possibile, lo stuolo dei Vostri veri
ammiratori ed amanti affinché si estenda in ogni luogo il Regno del Cuore
Sacratissimo di Gesù.
Tanto
farò, SS.ma Madre Immacolata, solamente col Vostro aiuto, perché dove siete Voi con la Vostra
grazia, ivi soltanto si può
effettuare la conversione e la santificazione delle anime, ivi soltanto
si potrà stabilire il dolce Regno del Sacratissimo Cuore di Gesù. Amen.
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