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Venerare la
Madonna
Amare la
Madonna
Imitare la
Madonna
VENERARE
LA MADONNA
La
venerazione alla Madonna non può essere una venerazione qualsiasi, ma
deve essere una venerazione filiale grande e forte.
La
Madonna è la Madre di Gesù e Madre nostra, sublime per dignità, eccelsa
per santità, ricchissima di “doni
celesti molto più di tutti gli spiriti angelici e molto più di tutti i
Santi” (Pio IX, Bolla Ineffabilis
Deus).
La
Madonna è la “Piena di grazia”
per eccellenza, come fu chiamata dall’Angelo dell’Annunciazione (Lc
1,28). Sant’Andrea Cretense scrisse: “O
Vergine, voi siete senza pari, o Santa più santa dei santi, tesoro
santissimo di ogni santità” E S. Pier Damiani: “Tutto
ciò che c’è di più grande è inferiore a Maria; solo il Creatore
supera questa creatura”.
Come
non venerare questa sublime creatura uscita dalle mani di Dio per
l’incanto del Cielo e della terra?
il bisogno di venerarla
La
venerazione alla Madonna ci viene insegnata da Dio stesso che invia un
Angelo a chiederle il consenso dell’Incarnazione. Ci viene insegnata
dall’Angelo Gabriele che si presenta a Lei salutandola con parole di
grazia e di lode. Ci viene insegnata dall’anziana Elisabetta che le va
incontro esclamando “Donde a me l’onore di ricevere la Madre del mio Signore?... Beata
te...” (Lc 1,43). Ci viene insegnata da S. Giuseppe che sta accanto
a Lei con il suo silenzio ripieno di amorosa venerazione. Ci viene
insegnata dalla Chiesa che ha sempre costellato l’anno liturgico di
feste mariane. Ci viene insegnata dalla fede e dalla pietà del popolo
cristiano che lungo i secoli ha innalzato santuari, chiese, cappelle a
Colei che, divinamente ispirata, predisse: “Tutte
le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1,48). Ci viene insegnata
da tutti i Santi che hanno popolato la terra, celebrando Maria con
incontenibile amore. Chi mai potrà enumerare gli atti di venerazione in
due millenni di fede e di amore alla Celeste Mamma? Tutto questo ci dice
che la venerazione alla Madonna, più che un dovere, è stato un bisogno,
deve essere un bisogno per ogni
cristiano. E noi sappiamo che il Magistero della Chiesa ha sempre sentito
questo bisogno universale e lo
ha espresso con la fioritura delle feste e delle celebrazioni mariane
inserite nell’anno liturgico, in armonia con i misteri di Cristo.
In
tal modo, tutta la Chiesa, più e più volte, è chiamata ed è guidata a
prestare alla Madonna il supremo culto di venerazione e di lode: il culto liturgico. L’Esortazione Apostolica del papa Paolo VI, “Per
il culto della B. Vergine” ribadisce gioiosamente la verità del
posto onorifico di Maria Santissima nella liturgia, e dell’impegno del
cristiano di onorare la Celeste Regina anzitutto con la liturgia, e
insieme con i devoti esercizi di pietà mariana.
come hanno fatto i santi
Portiamo
alcuni esempi della venerazione dei Santi verso la Divina Madre.
S.
Bernardo venerava la Madonna con zelo ardentissimo; ne celebrò le lodi
con penna insuperabile, tanto da meritare l’appellativo di “Cantore di Maria”; nelle feste mariane il suo fervore era tale da
tenerlo assorto tutto il giorno nella Madonna, al punto da dimenticare
ogni altra cosa, anche cose molto importanti, come il rispondere con
urgenza a lettere del Papa.
S.
Francesco d’Assisi rivolgeva alla B. Vergine tali e tanti atti di
venerazione, da non potersi numerare. Recitava ogni giorno l’Ufficio
della B. Vergine. Si preparava alle sue feste con speciali preghiere e
penitenze. Venerava i suoi altari e le sue immagini. Scrisse alcune lodi e
preghiere a Maria, riboccanti di serafico ardore e tenerezza.
S.
Luigi Grignion di Montfort, questo santo tutto mariano, divenne il grande
maestro della devozione alla Madonna scrivendo il “Trattato
della vera devozione a Maria”. Ma l’intera sua vita fu un mirabile
esempio di devozione alla Madonna. Fin da ragazzo, ogni giorno egli era
capace di trascorrere ore intere ai piedi di Nostra Signora della Pace. Da
grande, poi, girerà instancabilmente con il Rosario in mano, predicando
Maria attraverso tutta la Francia.
Che
cosa dire di S. Alfonso de’ Liguori, che scrisse le “Glorie
di Maria”, innalzando alla Regina del Cielo un monumento di
venerazione che resterà perenne nella Chiesa? La sua profonda e dolce
venerazione verso la B. Vergine appare anche da quelle devotissime
canzoncine mariane e dalle “Visite
a Maria Santissima”, che accompagnano le “Visite
al SS. Sacramento”, come profumate aiuole di fiori mariani. E solo
Dio ha potuto enumerare gli atti di venerazione alla “Divina
Maria” che il Santo offrì in ogni giorno della sua lunga vita.
Il
S. Curato d’Ars, colui che dovette la sua Ordinazione Sacerdotale alla
tenera devozione verso la B. Vergine con la recita assidua del S. Rosario,
riempì tutta la sua vita di amore e venerazione alla Madonna. Da Parroco,
una delle prime cose che fece, consacrò la Parrocchia alla Madonna e
dedicò a Lei la prima Cappella che riuscì a costruire. Nella sua
poverissima cella, insieme al Crocifisso, aveva soltanto un’immagine
dell’Immacolata dinanzi alla quale spesso era sorpreso in preghiera
estatica.
Questi
sono soltanto pochi esempi di venerazione alla Madonna da parte di alcuni
Santi... Ma potremmo portare tanti altri esempi quanti sono i Santi. Perché
è impossibile che il Santo non senta il bisogno di venerare la Madonna.
È bisogno filiale così amabile e dolce!
venerarla in tutti i modi
Gli
atti di venerazione alla Madonna vanno da quelli più grandi e solenni a
quelli più semplici e comuni.
Edificare
per l’Immacolata due piccole “Città”
interamente consacrate a Lei, come fece S. Massimiliano M. Kolbe in
Polonia e in Giappone, non è certo cosa da tutti. Costruire splendide
chiese in onore della B. Vergine, come fecero, ad esempio, S. Giovanni
Bosco a Torino, e il Beato Bartolo Longo a Pompei, sono opere di
venerazione imponente che solo pochi possono compiere.
Ugualmente,
dedicare alla B. Vergine un monastero di vergini consacrate, e coltivarlo
come “colombaio della Vergine”,
tenendo la Madonna quale Priora della comunità, come fece S. Teresa di
Gesù, non è venerazione ordinaria, ma straordinaria, e non è possibile
a chiunque.
Si
deve dire lo stesso della fondazione di Ordini, Congregazioni e
associazioni mariane; della composizione di opere mariane (libri, pitture,
sculture, musiche...), e anche della dedicazione di cappelle e altari alla
B. Vergine. Ci sono stati santi e devoti che hanno fatto tutto ciò,
specialmente la dedicazione di cappelle e altari (così fecero, ad
esempio, S. Bonaventura, S. Gaetano, S. Alfonso... fino a Don Orione, Don
Alberione, al Ven.le P. Pio da Pietrelcina). Anche la serafina
dell’Eucaristia, S. Giuliana Falconieri, non solo fece, ma lasciò come
obbligo alle sue suore, che “in
ciascuna chiesa dell’Ordine nostro ci sia una cappella o un altare in
onore della Nostra Signora”.
Ma
se non tutti possono offrire alla Madonna questi grandi atti e opere di
venerazione, tutti però possono compiere quegli atti ordinari di
venerazione che sono alla portata anche dei piccoli, come la preghiera
quotidiana alla Madonna, il culto delle immagini di Maria, la visita ai
santuari, alle cappelle, agli altari della Beata Vergine, il saluto alle
edicole mariane che si incontrano lungo la strada, la recita di pie
giaculatorie alla Celeste Mamma, la gentile premura di ornare con fiori le
immagini di Maria Santissima, il culto di un piccolo altarino o di un
quadro della Madonna nella nostra casa, di un Rosario portato in tasca, di
una medaglina al collo, di un’immaginetta della Madonna nel portafogli,
nel libro di studio, sul tavolo di lavoro... Chi non potrebbe fare queste
cose?
piccoli esempi per noi
Anzitutto
deve starci a cuore venerare la Madonna con la recita devota e frequente
dell’Ave Maria. S. Tommaso
d’Aquino ebbe talmente vivo il culto dell’Ave
Maria che un anno predicò l’intero quaresimale sull’Ave Maria. Lo
stesso fece S. Lorenzo da Brindisi.
Non
ci può essere preghiera più bella di venerazione per la Celeste Mamma.
S. Lucia Filippini diceva che la Madonna gradisce l’Ave
Maria perché con essa fu salutata Madre di Dio dall’angelo Gabriele
e da S. Elisabetta. E noi ricordiamo quelle due incantevoli bimbe che
furono S. Caterina da Siena e S. Teresina di Gesù Bambino, insieme a quei
due meravigliosi ragazzi che furono S. Luigi Gonzaga e S. Gerardo Maiella,
i quali recitavano l’Ave Maria anche salendo le scale, magari
inginocchiandosi ad ogni scalino. S. Alfonso, S. Leonardo da Porto
Maurizio, S. Vincenzo Pallotti, S. Gabriele dell’Addolorata, il S.
Curato d’Ars, e molti altri Santi, recitavano un’Ave Maria ogni volta
che l’orologio suonava le ore. E quanti Santi non recitavano l’Ave
Maria prima di ogni azione, prima dei pasti, prima del riposo o della
ricreazione?
L’Ave
Maria potrebbe fiorire sul nostro labbro con grande facilità,
potrebbe accompagnarci ovunque come un costante sguardo dell’anima a
Maria e di Maria all’anima. S. Bernardino ci assicura: “Sappi
che come tu saluti la Beata Vergine con le parole “Ave Maria”, subito
Ella saluta te”.
Sul
culto domestico verso la Madonna, ricordiamo l’esempio della famiglia di
S. Massimiliano M. Kolbe. Nonostante la ristrettezza dello spazio in casa,
non poteva mancare un cantuccio in cui tenere l’altarino con
l’immagine di Maria Santissima che vedeva ogni giorno riunita tutta la
famiglia per le preghiere in comune. In quel cantuccio il piccolo S.
Massimiliano trascorreva lungo tempo in orazione, e l’amore alla Madonna
metteva radici in profondità nel suo cuore, per dare un giorno i suoi
frutti meravigliosi.
Se
in tutte le case cristiane si tornasse a questa santa tradizione del
piccolo altarino a Maria per le orazioni, le famiglie rifiorirebbero sotto
lo sguardo e il sorriso di Maria!
Sulla
venerazione alle edicole della B. Vergine, ricordiamo l’esempio del
giovane S. Bernardino da Siena, che si recava ogni sera al suo
appuntamento con la Regina del cuore, dinanzi a un’immagine di Maria
Santissima posta fuori le mura della città. La buona zia che non sapeva
spiegarsi con chi mai il santo giovane potesse avere incontri fuori città,
rimase commossa allorché, seguitolo di nascosto, lo vide prostrato in
amorosa venerazione dinanzi all’immagine della Santa Vergine.
Ugualmente,
doveva essere edificante, per le strade di Pietrelcina, vedere quel
ragazzo che nell’andare e nel tornare da scuola, con i libri sotto il
braccio, ordinato e raccolto, si fermava ogni volta a pregare sulla strada
davanti a un’edicola della Celeste Mamma. Quel ragazzo sarà un giorno
P. Pio da Pietrelcina, grande innamorato della “Bella
Vergine”. E anche a Foggia, da giovane sacerdote, P. Pio si recava
ogni giorno a fare visita alla Madonna
dei sette veli, la prodigiosa immagine che una volta rapì in estasi
S. Alfonso mentre predicava.
Lo
stesso faceva S. Leopoldo da Castelnuovo, che ogni giorno, a Padova, aveva
per meta del suo breve passeggio l’immagine di Maria nella chiesa
parrocchiale di Santa Croce. E S. Pio X santificava il suo passeggio
pomeridiano con la visita devota all’ Immacolata nella grotta di Lourdes
costruita nei giardini vaticani. Non sciupiamo questi esempi!
i fiori a Maria
Offrire
i fiori a Maria è stato sempre uno dei più gentili atti di venerazione,
che stava molto a cuore ai Santi.
S.
Crispino, già da ragazzo, lavorando in bottega, ogni sabato riceveva in
regalo una moneta d’argento, e ogni volta correva subito a comprare un
bel fascio di fiori freschi. Il fioraio s’incuriosì, e volle sapere a
che cosa mai servissero quei fiori ogni sabato. Una volta seguì di
nascosto il santo ragazzo, e scoprì che andava subito in chiesa con il
fascio di fiori, si recava alla cappella della Beata Vergine e ne ornava
l’altare con il volto trasfigurato d’amore.
Anche
S. Gabriele dell’Addolorata aveva molto a cuore portare i fiori a Maria.
Non c’era giorno, per quanto rigido, che non trovasse un fiore per Maria.
Li coltivava lui stesso in un’aiuola, e più volte, mentre accudiva alle
piante, fu udito bisbigliare quasi sopraffatto dall’amore: “Maria
mia... Maria mia...”.
Con
S. Crispino e con S. Gabriele dell’Addolorata dovremmo ricordare S.
Teresina, che già a cinque anni di età amava ornare di fiori
l’altarino della Madonna in casa sua; dovremmo ricordare S. Pasquale
Baylon, S. Bernardetta, S. Domenico Savio, S. Maria Goretti... e tanti
altri santi. Anche S. Leopoldo da Castelnuovo, come ci teneva a mettere
ogni giorno fiori freschi dinanzi alla Madonnina che aveva nella celletta
delle confessioni!...
Ecco
un altro esempio delizioso. La piccola S. Giovanna d’Arco, angelica
contadinella, ogni giorno raccoglieva un mazzetto di fiori freschi da
mettere dinanzi all’immagine della Madonna. Anche nel periodo invernale,
ella cercava in tutti i cespugli dei campi per trovare qualche fiorellino.
Ma capitava anche di non trovare proprio nulla, perché il gelo faceva
morire tutto. Che fare allora? La piccola non si disarmava, ma con sublime
candore toglieva alle sue pecorelle alcuni boccoli di lana bianca, li
riuniva a mazzetto, e offriva quelli alla sua Madonnina. Quando si ama!
almeno un segno di venerazione
Insistiamo
sul bisogno di venerare la Madonna, almeno con un piccolo segno di
venerazione. Insistiamo con ragione, perché la misericordia di Maria è
tale che anche una sola particella di venerazione può bastare a farle
salvare un’anima dall’inferno. Ricordiamo alcuni esempi.
Al
S. Curato d’Ars si presentò un giorno una signora in preda alla
disperazione perché il marito, incredulo, si era suicidato precipitandosi
dalla finestra. Appena il S. Curato vide quella signora, le si avvicinò e
senza essere interrogato le disse: “Signora,
suo marito è salvo, è salvo... Prima del colpo mortale la Madonna gli
diede il tempo di fare un atto di contrizione... Ricorda che durante il
mese di maggio egli ornava con fiori l’immagine di Maria, e accettò di
pregarla pur essendo lontano dalla fede?... Per quella venerazione verso
la Santa Vergine ottenne la salvezza, ed ora è in Purgatorio, bisognoso
di suffragi”.
Un
piccolo proposito di venerazione della Madonna può ottenere la salvezza
eterna. Ci pensiamo?
A
S. Giuseppe Cafasso, santo dei condannati alla forca, capitò un
condannato il quale rifiutava irremovibilmente i Sacramenti. E non ci fu
proprio nulla da fare. Le guardie vennero a prendere il condannato per
portarlo alla forca. Lungo la strada da percorrere c’era un’edicola
della Madonna. Passandoci davanti, il condannato guardò l’immagine e
fece un bell’inchino alla Vergine, secondo la pia abitudine che aveva.
Appena S. Giuseppe Cafasso vide il condannato fare quell’atto di
venerazione alla Madonna, esclamò convinto e commosso: “È
salvo, è salvo. La Madonna lo salverà!”. Difatti, avvicinatosi a
lui, riuscì a confessarlo immediatamente prima del supplizio.
Lo
stesso capitò a un giovane di Napoli, che aveva la stessa pia abitudine
di salutare con le parole “Ave
Maria” ogni immagine della B. Vergine. Sebbene schiavo dei suoi
vizi, prima della morte la Madonna gli ottenne di incontrare S. Francesco
De Gironimo, che lo riconciliò con Dio.
Aveva
ragione S. Giovanni Berchmans di dire: “Per
meritare la protezione di Maria, basta la più piccola cosa, purché si
faccia con costanza”.
scegliamo anche noi
Scegliamo
anche noi qualche atto o alcuni atti particolari di venerazione alla
Madonna. Scegliamo ciò che possiamo fare e sforziamoci di essere fedeli.
La generosità e la fedeltà devono andare insieme. Sarebbe brutto
proporsi di fare tanto e poi non essere fedele che in poco o in niente.
Proponiamoci, invece, tanto quanto possiamo fare con generosità.
Se
ci piace, è conveniente scegliere fra gli atti di venerazione a Maria,
che facevano i Santi: e ne abbiamo da scegliere! Oltre gli esempi già
riportati, ne vogliamo riferire qui alcuni altri, e altri ancora ne
riporteremo via via nelle pagine seguenti.
La
B. Anna Maria Taigi, madre di sette figli, stabilì che in famiglia il
saluto mattutino al primo incontrarsi fosse: “Siano
lodati Gesù e Maria”.
S.
Vincenzo Pallotti salutava la Madonna ogni volta che entrava o usciva di
stanza. S. Alfonso de’ Liguori non poteva uscire di casa né rientrare a
casa senza fermarsi a salutare la Madonna.
S.
Margherita Alacoque ogni giorno faceva sette genuflessioni e recitava
sette Ave Maria per i dolori
della Madonna. S. Gabriele dell’Addolorata le recitava con le braccia
aperte in croce.
S.
Giovanni Battista De Rossi portava sempre in petto un’immagine di Maria.
E il S. Curato d’Ars, già da ragazzo, si addormentava con una statuina
della Madonna stretta al petto.
Il
B. Contardo Ferrini era fedelissimo nel fare ogni giorno una visita
all’altare di Maria Santissima
S.
Caterina Labouré si affacciava molte volte al giorno in cappella per
salutare Gesù e la Madonna.
Il
Servo di Dio Don Poppe su ogni lettera che scriveva metteva
l’intestazione “Ave Maria!”.
S. Tommaso d’Aquino iniziava l’uso di una penna scrivendo il nome “Maria!”. S. Pietro M. Chanel scriveva il nome di Maria sui libri e
sui quaderni, e riuscì a convincere anche i suoi compagni di scuola a
fare lo stesso.
S.
Giuseppe Moscati, grande clinico napoletano, portava sempre il S. Rosario
nel panciotto; prima di dare una risposta o fare un’azione importante,
portava la mano alla corona, o la baciava. Inoltre, era fedelissimo nel
fare la visita quotidiana alla Madonnina del Buon Consiglio in una
Cappella presso casa sua.
S.
Paolo della Croce al solo udire il nome di Maria si scopriva il capo per
venerazione.
S.
Massimiliano M. Kolbe ogni sera deponeva l’orologio e gli occhiali ai
piedi di una statuetta dell’Immacola-ta: affidava a Lei tutto il suo
tempo e il suo spazio.
S.
Bernardetta raccomandava: “Alla
sera quando andate a dormire, prendete la corona, addormentatevi
recitandola: farete come quei bambini che si addormentano chiamando:
mamma! mamma!”.
S.
Gemma Galgani ogni sera non si addormentava mai senza aver chiesto la
benedizione alla Madonna. Anche la B. Angela da Foligno e S. Stanislao
Kostka, mattino e sera davano un affettuosissimo bacio alla Madonna e le
chiedevano la benedizione. Una volta la B. Angela da Foligno, chiesta la
benedizione, sentì rispondersi dalla Madonna: “Sii
tu benedetta da Me e dal mio Figliuolo”.
Si
potrebbero riferire ancora tanti altri gesti particolari di venerazione
praticati dai Santi. Ma l’essenziale è che anche noi ci impegniamo a
non far mancare mai, in ogni giorno della nostra vita, qualche atto
personale di venerazione verso la Celeste Mamma e Regina.
AMARE
LA MADONNA
Alcuni
figli spirituali chiesero a P. Pio da Pietrelcina pochi giorni prima della
sua morte:
- “Padre,
diteci qualcosa”. Il Padre rispose: “Amate
la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”.
Questo
pensiero fu come il testamento spirituale del Venerabile. Un testamento
mariano degno di chi era vissuto d’amore ardente alla “Bella
Vergine”.
Questa
risposta di P. Pio ci richiama alla mente l’altro episodio della vita di
S. Pietro M. Chanel, il quale, da ragazzo, feritosi alla mano, per una
improvvisa ispirazione d’amore prese subito una penna, l’intinse nel
suo sangue, e scrisse: “Amare
Maria e farla amare”.
L’amore
dei Santi alla Madonna! Chi può mai esprimerlo? Come misurarlo?
il cuore della devozione
Diciamo
subito, e prima di tutto, che l’amore è senz’altro il cuore della devozione alla Madonna. Se è vero che non ci può
essere vera devozione senza venerazione, tanto più non ci può essere
vera devozione senza amore. Sarebbe inconcepibile. La parola stessa “devozione” significa “donarsi”;
e il “donarsi” non può
essere che un atto d’amore.
Del
resto, il rapporto più naturale che c’è fra madre e figlio è il
rapporto d’amore, da cui derivano tutti gli altri sentimenti
(delicatezza, premura, sacrificio, riconoscenza...).
Come
potremmo dirci figli di Maria se non nutrissimo l’amore filiale verso di
Lei? Perciò, far battere il nostro cuore all’unisono con quello della
Celeste Mamma dovrebbe essere il più grande e gioioso impegno della
nostra devozione mariana. “Figlio,
dammi il tuo cuore” (Pro 23,26), ci dice la dolcissima Mamma. E S.
Giuseppe da Copertino diceva con arguzia: “La
mamma mia è capricciosa: se le porto fiori, mi dice che non li vuole. Io
le domando allora: mamma, che vuoi tu, dunque? Ed Ella: il cuore, solo il
cuore mi piace”.
Insieme
agli atti di venerazione, quindi, insieme agli sforzi dell’imitazione,
dobbiamo donare alla Madonna il nostro cuore, che è come il carro di
fuoco su cui devono viaggiare la venerazione e l’imitazione.
Riflettiamo
che se “Dio ci ha amati per primo”
(1 Gv 4,10), anche la Madonna ci ha amati per
prima quando ci donò, con il suo “Fiat”,
la sua maternità con tutti i suoi dolori e con tutti i tesori della
grazia a Lei affidati quale Mediatrice e Dispensatrice.
Di
più, Ella non manca di donarsi tutta a noi, anche visibilmente rinnovando
di tempo in tempo la sua immensa misericordia e le sue premure materne
verso di noi figli ingrati e bisognosi. La Salette, Lourdes, Fatima,
Siracusa... sono luoghi in cui l’amore della Madonna si è fatto
sensibile per toccarci il cuore con rinnovata forza.
Ma
noi come abbiamo risposto e come rispondiamo a tanto amore? È vero che
tutti ci teniamo a dirci devoti della Madonna, ma quale è il contenuto
d’amore della nostra devozione mariana?
amore e conoscenza
L’amore
esige anzitutto la conoscenza della persona amata. Per questo dobbiamo
istruirci sulla Madonna, se non vogliamo portarle solo un amore
sentimentale e cieco.
Più
si conosce la Madonna, più cresce l’amore per Lei; più vogliamo amare
la Madonna, più dobbiamo sentire il bisogno di penetrare nel suo mistero,
di conoscerne le meraviglie, di scoprirne gli incanti paradisiaci.
Questa
è stata sempre la preoccupazione del Magistero della Chiesa: far
conoscere la Madonna, perché l’amore dei suoi devoti fosse un amore
illuminato. E la grande Esortazione Apostolica di S. S. Paolo VI, “Per
il culto della Beata Vergine”, è venuta anch’essa ad aiutarci per
rendere sempre più luminosa la conoscenza della Madonna nel culto
liturgico e nella pietà dei fedeli.
La
conoscenza della Madonna si acquista soprattutto “con
le ginocchia”, diceva S. Massimiliano M. Kolbe, ossia con l’umile
preghiera. E i Santi hanno pregato senza stancarsi per ottenere questo
dono di sapienza dallo Spirito Santo.
Ma
ci sono stati Santi Dottori, che hanno studiato e scritto per istruire i
fedeli, lasciandoci opere immortali sulla Madonna. Ricordiamo S. Giovanni
Damasceno, S. Bernardo, S. Bonaventura, S. Bernardino da Siena, S.
Antonino, S. Tommaso da Villanova, S. Lorenzo da Brindisi, S. Antonio M.
Claret, ecc. Soprattutto le due opere mariane di S. Luigi Grignion di
Montfort (“Trattato della vera
devozione a Maria”) e di S. Alfonso de’ Liguori (“Le
glorie di Maria”), hanno formato generazioni di anime a una
devozione mariana illuminata e forte. E tutti i Santi sono andati a scuola
dai grandi Maestri della Chiesa per rendere luminoso e ardente il loro
amore alla Madonna.
S.
Gemma Galgani leggeva tutti i libri che poteva avere sulla Madonna, e li
passava ad altri invogliandoli a leggerli anch’essi; frequentava anche i
mesi mariani e le novene in onore della B. Vergine, ascoltando
attentamente le prediche e le istruzioni mariane.
S.
Domenico Savio si industriava a leggere molte cose, notizie ed episodi
mariani per poi raccontarli ai compagni.
E
noi che facciamo?... Ci costerebbe proprio tanto un quarto d’ora di
lettura e di meditazione sulla Madonna? Si tratterebbe di stare un quarto
d’ora con la nostra Divina Mamma. Dobbiamo farci pregare per questo?...
Purtroppo!
Ecco
invece cosa scriveva un vero innamorato della Madonna, S. Gabriele
dell’Addolorata: “Non baratterei
un quarto d’ora innanzi alla nostra Consolatrice, Protettrice e Speranza
Maria Santissima con un anno o quanto volete voi innanzi a spettacoli e
divertimenti del secolo”.
amore e unione
Esigenza
ancora più forte dell’amore è l’incontro, la vicinanza, l’unione con la persona amata. L’amore unisce per natura sua. Dio è
uno perché è amore. Mamma e figlio, sposo e sposa, fratelli, amici...,
finché si amano si sentono uniti. L’amore è la loro unione. Se si
raffredda l’amore, si allenta l’unione. Tutto è in proporzione.
Quanto amore, tanta unione. Non ci può essere vero amore, senza vera
unione.
Gesù
ci ama tutti senza misura; per questo vuol farsi “uno”
con noi e vuol farci “uno”
con Lui. “Chi mangia la mia carne
e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (Gv 6,57). L’uno
nell’altro. È la fusione d’amore.
Amare
la Madonna, quindi, sforzandosi di vivere sempre unito a Lei, dovrebbe
essere un bisogno spontaneo del vero devoto, così come è un bisogno
spontaneo del bambino stare vicino alla mamma, soffrire per la sua
lontananza, non fare nulla senza di lei.
Fu proprio così per i Santi.
S. Teresina diceva di voler “passare
il giorno della vita nascosta con Gesù sotto il velo di Maria”. E
realmente dovette vivere assorta nella Madonna, fin da piccola, se quella
volta che fu condotta a visitare Parigi, l’unica cosa che ricordava
della meravigliosa città era il tempio di “Nostra
Signora delle vittorie”. S. Luigi Grignion di Montfort, nel suo
straripante amore alla Madonna, disse di sè che era stato “predestinato
ad abitare in Maria”, e arrivò a un tale grado di unione con Maria
da godere di continuo della sua presenza. Alla fine della vita chiese che
il suo cuore venisse seppellito sotto l’altare di Maria, per esprimere
la sua inseparabilità dalla Celeste Regina.
S. Gemma Galgani, rimasta orfana della mamma a sette anni di età,
si affidò alla Madonna: “Da qui in avanti la mia mamma sarà la Madonna”. E il rapporto
d’amore materno e filiale fra Mamma e figlia fu di una soavità
straordinaria. La Madonna sensibilmente accarezzava, baciava, teneva fra
le sue braccia, stringeva al suo Cuore questa cara figlia, vittima di
sangue per la salvezza delle anime.
S.
Antonio M. Claret viveva abitualmente così assorto nella Madonna che una
volta, all’intestazione di una lettera, invece di scrivere “Madrid...”,
scrisse “Maria 24-3-1866” !
S.
Massimiliano M. Kolbe ci ha lasciato in se stesso un altro impareggiabile
modello di unione d’amore alla Vergine Immacolata, alla sua cara “Mammina”. L’unione divenne così fervida che egli non poteva più
non pensare alla sua grande Regina. L’Immacolata era diventata la sua
“Idea fissa”, ed egli visse,
soffrì e morì per questa “volontaria
e amabilissima idea fissa: l’Immacolata”.
P.
Pio da Pietrelcina è diventato celebre per la quantità enorme di Rosari
che recitava di giorno e di notte (circa 100 corone), stando sempre unito
alla dolce Mamma. Ma fin da piccolo, a 5 anni di età, egli godeva già
della presenza visibile della Madonna, e con una naturalezza tale, da
credere, per molto tempo, che ciò fosse comune a tutti. Se ne accorse il
suo Direttore spirituale, a cui una volta P. Pio chiese: “E
lei non la vede la Madonna?”. Alla risposta negativa, P. Pio
soggiunse: “Lei lo dice per umiltà!”.
E invece l’umiltà non c’entrava. Solo P. Pio godeva di quella
presenza di Maria, segno della sua profonda unione con Lei.
Ma
di tutti i Santi si potrebbe descrivere l’atmosfera costante di amore
che alimentava la loro unione con la Madonna, anche se per alcuni in
particolare la presenza di Maria fu dono di grazia fuori del comune, come
per S. Giovanni Damasceno, S. Matilde, S. Brigida, S. Giovanni Eudes, S.
Margherita Alacoque, S. Carlo da Sezze, S. Veronica Giuliani, S. Alfonso
de’ Liguori, il S. Curato d’Ars...
A noi però interessa ancor più conoscere i concreti atti
di amore con cui i Santi vivevano sempre uniti alla Celeste Mamma. In
questo tutti i Santi sono stati maestri impareggiabili, veramente simili a
Gesù, il quale cominciò prima a fare e poi a insegnare (At 1,1).
amore e atti di amore
La
sorgente più feconda degli atti di amore con cui i Santi si univano alla
Madonna era la preghiera mariana.
Le
preghiere più belle, le orazioni, le devozioni, le corone, le pie
giaculatorie verso la B. Vergine infioravano quotidianamente le loro anime
e le loro giornate, dal primo svegliarsi del mattino fino all’ultima
benedizione per il riposo notturno.
Specialmente
il Piccolo Ufficio della B.
Vergine, così caro a tanti Santi, e ancor più il S.
Rosario, hanno riempito di preghiera mariana la vita dei veri devoti
di Maria, tenendoli in costante unione con la Madonna. Proprio questo è
la preghiera mariana: è incontro, è colloquio, è unione con Maria.
Ma
con la preghiera, i veri devoti debbono avere premura, anzitutto, di
evitare ciò che dispiace alla dolce Mamma, il peccato, grande o piccolo
che sia. Sarebbe semplicemente assurdo voler amare o credere di amare una
persona offendendola!
Inoltre,
il vero devoto di Maria deve far entrare la Madonna in tutte le sue cose,
far dipendere da Lei ogni scelta da fare, affidarsi a Lei per ogni compito
anche minimo da svolgere. Quando S. Luigi doveva andare a preparare il
refettorio, diceva con fede e candore: “Andiamo
a stendere le tovaglie alla tavola di Gesù e di Maria”. Il Santo
faceva entrare la Madonna anche in un servizio così semplice. Ma è certo
che tutto interessa a una Mamma di tanto cuore; nulla è indifferente al
suo amore materno che non conosce riserve e vuole trasfigurare tutti i
nostri atti.
Per
questo i Santi iniziavano dal primo mattino a offrire la loro giornata
alla Madonna. Il S. Curato d’Ars diceva, deliziosamente, che ogni
mattina noi dovremmo fare come il bambino il quale, appena si sveglia, dal
suo lettino volge subito gli occhi attorno in cerca della mamma!
Lungo
il giorno, poi, i Santi non potevano fare a meno di invocare la Madonna
con frequenza. È esigenza dell’amore. Leggiamo, ad esempio, questi
propositi del B. Contardo Ferrini: “Ogni
giorno dopo la visita a Gesù, la visita a Maria di cui spesso mi ricorderò
nel giorno... Amerò la santa purità raccomandandomi spesso a Maria...
Prima di ogni conversazione mi raccomanderò con un’Ave Maria, così
prima dei pasti. Ogni giorno dirò il Rosario, a mezzodì l’Angelus,
ogni ora, potendo, l’Ave Maria e la Comunione Spirituale”. Che
meraviglia! E non dimentichiamo che il B. Contardo era un laico, un
professore di università. Chi non potrebbe imitarlo? Ma allora, perché
non impegnarci anche noi?
Se
ci fosse l’amore...
amore e azioni importanti
Specialmente
per le azioni più importanti, i veri devoti non possono fare a meno
dell’unione con la Madonna per agire in Lei e con Lei.
Per
la S. Messa, ad esempio, P. Pio da Pietrelcina raccomandava di
parteciparvi associandosi alla B. Vergine ai piedi della Croce; ed egli
cercava di celebrare più che poteva la Messa dell’Immacolata
Concezione, tanto che una volta mandò a chiedere il calendario liturgico
solo per conoscere in quali giorni non avrebbe potuto celebrare la Messa
votiva dell’Immacolata. Lo stesso facevano S. Lorenzo da Brindisi e il
B. Stefano Bellesini. Un santo che si trasfigurava straordinariamente in
Maria quando celebrava la S. Messa era S. Gaetano, del quale si diceva:
sembra la Madonna in persona che celebra!
S.
Luisa di Marillac agli inizi della nuova Congregazione, riunite le poche
ragazze di campagna nella sua casa, per prima cosa additò loro la statua
della Madonna a cui affidarsi. Lo stesso fece S. Angela Merici.
S.
Alfonso de’ Liguori lasciò il mondo per darsi a Dio, andando anzitutto
ai piedi delIa Madonna a deporre la spada e a consacrarsi interamente a
Lei.
S.
Francesca Saverio Cabrini attraversò 19 volte l’oceano, costeggiò due
volte le sponde del Pacifico, tre volte quelle dell’Atlantico, tra
l’infuriare di spaventose tempeste. Ogni volta iniziava e terminava i
viaggi con la corona del Rosario in mano.
S.
Pio X, eletto papa, affidò il suo Pontificato alla Madonna dedicandole la
sua prima Lettera Enciclica.
S.
Bartolomea Capitanio scrisse i suoi propositi di santificazione; poi affidò
il foglio alla Madonna, pregando: “Cara
Mamma, a voi consegno questa carta, siate voi quella che me la fa eseguire”.
S.
Massimiliano M. Kolbe progettò la grande “Città
dell’Immacolata” in Polonia, andando a collocare una statua
dell’Immacolata in un campo che non era suo. Al proprietario, però, non
convenne cedere quel terreno, e chiese al Santo di togliere la statua; ma
il Santo con semplicità gli rispose che la statua doveva rimanere lì
“almeno per dimostrare che una volta tanto la Madonna era fallita nelle
sue promesse”. Il padrone restò colpito da quella risposta: ci rifletté,
e regalò tutto il campo al Santo.
S.
Teresina si offrì “vittima
dell’amore misericordioso” per le mani di Maria; e prima di
scrivere la “Storia di un’anima” si inginocchiò dinanzi alla Madonna,
supplicando di tenerle la mano “perché
neppure una sola riga da me scritta non le torni accetta”.
Anche
S. Caterina da Siena volle iniziare il suo celebre “Dialogo” nel “dì di Maria”,
il sabato.
Il
Servo di Dio Vico Necchi, il giorno stesso del matrimonio, invece del
viaggio di nozze, fece un pellegrinaggio a Lourdes per affidare alla
Madonna la nuova famiglia che sorgeva.
C’è
solo da guadagnare - in virtù, in grazia, in amore
- quando si affida ogni cosa alla dolcissima Mamma.
amore e verginità
Un particolare delicato. Di solito le vergini hanno
amato collocare l’evento gioioso della loro consacrazione al Celeste
Sposo in un giorno caro a Maria. C’è tale identità fra la verginità e
Maria SS.! Non è forse la Madonna la vera Vergine, la tutta Vergine, la
sempre Vergine per eccellenza? Innocentissima e bellissima, profumatissima
e immacolata, la verginità spirituale e corporale della Madonna è come
un sole di abbagliante candore. Tutte le vergini hanno in loro un raggio
di quell’abbagliante candore che tende a trasfigurarle nella stessa
immagine verginale della Beatissima Vergine. Ed è per questo che esse
amano, quasi d’istinto, donarsi a Gesù con Maria e per Maria,
preferendo giorni a Lei particolarmente cari, per sentirsi ancora più
unite a Lei.
S. Teresa di Gesù, ogni anno, con le sue figliole,
rinnovava i voti monastici nei giorni della Natività
di Maria (8 settembre) e della
Presentazione di Maria al Tempio
(21 novembre).
S. Margherita M. Alacoque volle entrare in convento
di sabato, giorno dedicato a Maria.
S. Teresina ha diverse ricorrenze mariane per la
sua vita religiosa: entra al Carmelo nella festa dell’Annunziata; diviene Sposa di Gesù nella festa della Natività
di Maria; riceve il Viatico nella festa della Madonna
del Carmine.
S. Gemma Galgani ebbe la felice sorte di emettere
il suo voto di verginità l’otto dicembre, solennità dell’Immacolata
Concezione, e di volare in Paradiso il Sabato santo del 1903. Venne
beatificata e canonizzata sempre nel mese di maggio.
S. Bertilla Boscardin poté fare la sua vestizione
religiosa nella festa della Purità
di Maria, e la Professione religiosa nella solennità dell’Immacolata
Concezione.
È una sfumatura d’amore questo incontro fra la
consacrazione verginale e le feste della Beata Vergine. Ma la vera
devozione alla Madonna rende l’amore sempre più delicato, fino alle
sfumature più dolci. È la tenerezza verginale della Madonna, che si
imprime nei cuori puri delle vergini e ne soavizza celestialmente i
palpiti perché siano tutti, come diceva S. Teresina, “altrettanti
fiori d’amore”.
amore e sacrifici
Non
c’è prova più sicura del vero amore, che il sacrificio di sè. Non
c’è amore più grande e più puro di quello che spinge
all’immolazione per chi si ama. Lo ha detto Gesù: “Nessuno
ha amore più grande di colui che sacrifica la vita per i suoi amici”
(Gv 15,13) .
Per essere certi di amare, bisogna mettersi alla prova del
sacrificio. Altrimenti ci si può illudere.
Ma c’è di più. Il vero amore arriva a non poter fare a meno del
sacrificio: ne ha bisogno, lo vuole, lo cerca.
“O patire o morire”,
gridava a Gesù S. Teresa d’Avila.
Anche l’amore alla Madonna va pesato sulla bilancia del
sacrificio. Non si può dubitare della purezza d’amore di chi sa
sacrificarsi per Lei.
Nei
Santi, infatti, il sacrificio fa sempre la parte del
leone. Sentivano il bisogno di nutrire il loro amore alla Madonna
con il sacrificio. Di ognuno di loro si può dire quel che fu detto di S.
Caterina Labouré: “visse col
desiderio continuo di soffrire per suo amore”.
S.
Giuseppe Cafasso, ad esempio, si era costruito una singolare corona, da
lui stesso chiamata “fardello”,
composta di cinquanta piccole mortificazioni da offrire alla Madonna; ed
egli amava prepararsi così alle feste mariane e fare il mese di maggio,
arricchendo il suo amore di quotidiani sacrifici volontari (o
“fioretti”).
La
B. Fortunata Viti si preparava alle feste della Madonna indossando
un’ora al giorno il cilicio o flagellandosi per diversi minuti, e
mortificava la gola mescolando cenere e minestra.
S.
Paolo della Croce istituì per sé la “quaresima
dell’Assunta” con rigoroso digiuno, astinenza dalla frutta,
Rosario intero ogni giorno. Capitò una volta che il Santo si ammalò
durante una tale quaresima e perse ogni appetito. Il fratello infermiere,
preoccupato, riuscì a procurargli una bella mela, e sperava di fargliela
mangiare. Il Santo l’avrebbe gustata volentieri, ma non la volle toccare
perché si era nella quaresima della Madonna. Il fratello infermiere lo
esortò con insistenza almeno ad assaggiarla, ma il Santo si scusò
dicendo: “Siamo nella quaresima
della Madonna, facciamone un’offerta a Lei”.
In
particolare, è stata una caratteristica comune dei Santi quella di
prepararsi con fervore alle feste della Madonna e di dedicare il sabato a
Maria santificandolo con il digiuno o con l’astinenza dalla carne (o
dalla frutta o dai dolci...). Potremmo ricordare S. Carlo Borromeo, S.
Francesco di Sales, S. Lorenzo da Brindisi, S. Caterina da Siena, la B.
Anna M. Taigi...; ma è meglio dire che il loro numero è quasi
incalcolabile!
amore senza soste
A
volte i Santi hanno compiuto alcuni atti straordinari di immolazione per
la Celeste Regina. Sono atti che ci colmano di ammirazione. S. Veronica
Giuliani si incise sul petto, con un ferro rovente, il nome di Maria. Lo
stesso voleva fare S. Gabriele dell’Addolorata, ma non gli fu concesso;
neppure poté scrivere con il suo sangue il “Credo
Mariano” che portava sempre sul cuore. Il B. Teofano Venard, invece,
scrisse con il suo sangue l’atto di consacrazione alla Madonna.
Tuttavia,
non meno eroica di questi atti straordinari è la continuità dell’amore
che si nutre di sacrifici piccoli e sconosciuti. S. Domenico Savio - come
attesta S. Giovanni Bosco - ogni giorno offriva qualche mortificazione
alla B. Vergine. S. Gabriele dell’Addolorata scrisse lui stesso questo
proposito: “Nessun giorno mi
passerà senza fiori di virtù da coronare il capo verginale della mia
Madre”.
La
Serva di Dio Felicita Rossi baciava spesso a terra, senza farsi vedere.
Qualcuno scoprì la cosa e le chiese il perché; ella rispose: “Che
cosa disse la Madonna a Bernardetta? Bacia la terra per i peccatori”.
E lei lo faceva con generosità.
S.
Bernardetta, inferma, squassata dalla tosse, gemeva: “Apritemi
il petto!”. Ma a chi voleva farle bere l’acqua miracolosa della
Grotta di Lourdes, diceva: “Questa
fonte non è per me. La Madonna vuole che io soffra”.
E
chi può dimenticare gli incantevoli esempi di sacrifici lasciatici dai
tre pastorelli di Fatima? Patire volontariamente la sete, la fame, il
caldo; cercare tormenti, colpendosi alle gambe con le ortiche e stringendo
una corda alla vita... Tutto questo era fatto per consolare il Cuore
Immacolato di Maria e per ottenere la conversione dei peccatori.
Un
ultimo esempio, luminosissimo, è la vita di S. Massimiliano M. Kolbe: una
vita consumata giorno per giorno in sacrificio d’amore alla Madre
divina, senza temere di essere considerato “pazzo”, avventurandosi in
imprese d’amore per l’Immacolata, che gli costarono sangue a più
riprese, con periodici ricoveri in sanatorio, vittima e ostia
sull’altare del sacrificio. Una volta, dopo il disbrigo di un servizio a
una mostra, a Roma, gli fu chiesto cosa l’avesse colpito della mostra, e
il Santo rispose: “Nulla, nulla mi
ha potuto interessare; non ho osservato nulla. Io cammino per
l’Immacolata”. Il suo amore all’Immacolata era davvero senza
soste, sempre “in cammino”.
amore e compassione
Un’altra
caratteristica essenziale dell’amore è la partecipazione ai dolori
della persona amata. È sempre vero che si può forse restare indifferenti
alle gioie della persona amata, ma è impossibile non condividere le sue
sofferenze.
E
noi non dobbiamo mai dimenticare che Gesù ci diede la Madonna per madre
non in un’occasione di festa, ma sul Calvario, proprio nell’ora in cui
Ella era immersa in un mare di strazi, e ci stava realmente “partorendo nel dolore” (Gn 3,16). A ciascuno di noi Gesù,
indicando l’Addolorata, ripete ancora come a S. Giovanni Evangelista:
“Ecco tua madre” (Gv 19,27).
Per
questo i veri devoti hanno sempre amato i dolori di Maria. Ci basti
ricordare alcuni esempi di Santi che ci spronino ad amare l’Addolorata
con più cuore.
S.
Antonio Pucci fu grande innamorato e apostolo della Vergine Addolorata. Ne
parlava con tenerezza commovente, ne distribuiva l’immagine da mettere
dovunque, anche sulle barche, sulle vele, sulle porte; invogliava a
recitare la corona dei Sette Dolori, e spingeva a celebrare il mese di
settembre in onore dell’Addolorata.
Altro
grande devoto dell’Addolorata fu S. Paolo della Croce. Spesso, solo
pensando a Lei, si commuoveva fino al pianto. Parlava dei suoi dolori,
portando un bel paragone: “I
dolori di Maria sono come il Mediterraneo, che si getta nell’oceano
sterminato della Passione di Gesù”.
Un
figlio di S. Paolo della Croce, S. Gabriele dell’Addolorata, fu così
appassionato amante dei dolori di Maria, da poter scrivere: “I
dolori di Maria sono il mio Paradiso”. Specialmente durante la
settimana santa e per tutto il mese di settembre, egli trascorreva lungo
tempo in devota meditazione sui “dolori
della cara Madre”, e un confratello scrisse che “il
solo vederlo assorto tutto il giorno, oppure rincantucciato in qualche
posto del coro, compungeva fino in fondo al cuore”. Infine,
ricordiamo la serafica S. Gemma Galgani, vero fiore della Passione,
concrocifissa con Gesù, figlia prediletta dell’Addolorata. Fin da
piccina ella ebbe in dono dalla mamma una statuetta dell’Addolorata, e a
Lei si consacrò come figlia, quando morì la mamma. La sua vita, poi, fu
vita di vittima crocifissa con Gesù, inseparabile dalla Mamma. “Mamma,
dove ti trovo? - esclamava in estasi - Sempre
ai piedi della Croce di Gesù... La Mamma mia fu crocifissa con Gesù e
mai si lamentava... Dopo questa riflessione ho fatto proposito di non più
lamentarmi... E domani voglio una grazia dalla Madonna: mi deve dare una
croce grossa grossa, ma ben grossa...”.
Così
amano i Santi. E questi sono i veri devoti di Maria.
Noi,
invece? Non è forse vero che con il nostro amore, anziché cercare di
offrire sacrifici alla Madonna, cerchiamo solo la liberazione da ogni
disturbo e sofferenza della vita? È vero amore, questo?
La
Madonna disse a S. Bernardetta: “Non
ti farò felice su questa terra”. L’amore alla Madonna non è
fatto di felicità terrena, ma celeste. Sospiriamo a quella felicità
celeste, condividendo le pene di questo esilio con la Celeste Mamma che
soffre per tutti i figli ancora in esilio.
“fatela amare”
Amare la Madonna e farla amare vanno insieme come il fuoco e il
calore. Dal fuoco il calore si diffonde naturalmente. Così, l’amore
alla Madonna si traduce spontaneamente in apostolato mariano.
Il Ven.le P. Pio da Pietrelcina disse questa bella espressione: “Amate
la Madonna e fatela amare”, e fu egli un modello anche in questo.
Non disse forse con ardente brama: “Vorrei
avere una voce sì forte per invitare i peccatori di tutto il mondo ad
amare la Madonna”?
Il suo amore alla Madonna era contagioso. Chi può numerare i figli
spirituali che hanno imparato da lui a usare la corona del Rosario
recitando ogni giorno anche decine di Rosari? E quante corone, medagline,
immagini, statuette non distribuì egli stesso a chi lo avvicinava ?
L’amore spinge anche a parlare della persona amata. E noi
sappiamo che i più grandi oratori e scrittori della Chiesa parlarono,
scrissero, cantarono le lodi della Madonna con forza d’amore
inesauribile. Ricordiamo, ad esempio, S. Efrem, S. Giovanni Damasceno, S.
Bernardo, S. Alfonso de’ Liguori... Ma non ci fu santo e non ci sarà
mai un vero devoto di Maria, che non senta il bisogno di comunicare anche
ad altri il suo amore alla Madonna. Con grandi mezzi o con mezzi
spiccioli, il vero devoto si industria secondo tutte le ispirazioni e le
possibilità che ha.
C’è
stato chi ha potuto fondare Congregazioni e Istituti religiosi in onore
della B. Vergine. Così fecero, ad esempio, S. Francesco di Sales, S.
Antonio M. Claret, S. Giovanni Bosco, il Ven. Guglielmo Chaminade, e molti
altri.
C’è
stato chi ha avuto una speciale missione ma-riana da compiere per tutti
gli uomini: così, ad esempio, S. Caterina Labouré per la medaglia
miracolosa, e Suor Maria Lucia di Fatima per la devozione al Cuore
Immacolato di Maria.
un esemplare gigante
C’è stato S. Massimiliano M. Kolbe, ritenuto il più grande
apostolo mariano del secolo ventesimo, che fondò due singolari “Città
dell’Immacolata”, quali centri propulsori di apostolato mariano a
raggio mondiale. L’ansia di questo apostolo “folle
dell’Immacolata” arrivava alla brama di rendere ogni anima “preda
dell’Immacolata”, sognando una fascia di “Città dell’Immacolata” che avvolgesse l’intero globo e lo
ricoprisse di stampa mariana e di medaglie miracolose, veicoli della
devozione alla Madonna in ogni cuore.
S.
Massimiliano istituì anche la “Milizia
dell’Immacolata”, movimento di vita mariana e di apostolato
mariano per anime che vogliono consacrarsi all’Immacolata come sua “proprietà”
e vogliono essere apostolicamente attive sotto il dolce dominio
dell’Immacolata, servendosi di tutti - proprio di tutti - i mezzi leciti, antichi e moderni, presenti e futuri,
piccolissimi o grandissimi (ad esempio, la medaglia miracolosa, la stampa,
il teatro, la musica, la cultura, la radio, la televisione, il cinema, i
satelliti telestar...). “Tutto
deve servire anzitutto per l’Immacolata”, diceva S. Massimiliano
M. Kolbe.
Personalmente
poi, per trasmettere alle anime l’amore a Maria, S. Massimiliano affrontò
sacrifici inauditi, sottoponendosi a viaggi massacranti per imprese che
parevano folli, tanto da sentirsi dire che pretendeva “andare sulla luna con la zappa”. Ma egli andava avanti indomito
fra privazioni e sforzi. Anche se sveniva sui treni, se doveva celebrare
la S. Messa sorretto da due confratelli, se aveva emottisi a più riprese,
se era malnutrito e persino malvisto da parecchi..., egli non si arrestava
mai: l’amore all’Immacolata non poteva dar soste alla sua azione
febbrile; e ci fu un tempo, in Giappone, che si creò su di lui il “mito dell’immortalità”. Una
volta, in viaggio, il 12 settembre 1932, festa del SS. Nome di Maria, egli
ebbe l’ispirazione di scrivere una lettera alla Madonna per farle gli
auguri onomastici, come fanno i figli con la mamma. Alla fine della
lettera scritta con riboccante affetto, si firmò in questo modo: “P. Massimiliano M. Kolbe, lontano dalla patria, tra l’amarico Saigon e
il cinese Hongong, sopra i giganteschi flutti del mare gonfio, oppresso
dal caldo soffocante, per te, o Maria!”.
Infaticabile
e audace, a chi gli diceva di moderarsi un po', egli rispondeva col
sorriso: “Qui non ho tempo per riposarmi. Mi riposerò in Paradiso”. È così
che si ama.
all’opera in tutti i modi
I
campi di azione per far amare la Madonna sono illimitati. C’è posto per
tutti. C’è da fare ovunque e in tutti i modi.
Un
ragazzo come S. Domenico Savio è capace di fondare una piccola “Associazione dell’Immacolata” fra i suoi compagni di scuola.
Un’umile suora come S. Caterina Labouré fonda le “Figlie
di Maria”, che avranno uno sviluppo rigoglioso in quasi tutto il
mondo.
S.
Luigi Gonzaga, S. Gabriele dell’Addolorata, S. Bernardetta, S. Gemma
Galgani, approfittavano di ogni occasione per presentare la Madonna,
invogliando ad amarla con la parola e con l’esempio. In particolare, S.
Gabriele dell’Addolorata ci ha lasciato esempi commoventi. Tra i
confratelli egli era chiamato “promotore
della devozione a Maria”; fuori convento, raccomandava a parenti e a
conoscenti la devozione alla Madonna, la pratica dei mesi mariani di
maggio e ottobre, la recita del S. Rosario quotidiano, la lettura di libri
mariani, l’abitino del Carmine e la corona dei Sette Dolori... Un anno
prima della morte fece persino il voto di diffondere sempre e dappertutto
la devozione alla Madonna.
S.
Teresina fin da piccina si fece apostola della medaglia miracolosa; e da
grande scriverà ella stessa: “Se
io fossi stato sacerdote, come avrei parlato bene della Madonna..”.
Questo
desiderio di S. Teresina ci fa ricordare l’amore fervido dei santi
sacerdoti nel donare la Madonna alle anime.
S.
Pietro Canisio, oltre a diffondere con gli scritti la conoscenza della
Madonna, fu apostolo infaticabile per farla amare. Girava
instancabilmente, e ovunque fondava
Congregazioni mariane per laici, sia giovani che adulti, facendo coltivare
con fervore la recita del S. Rosario giornaliero. Anche da vecchio, quando
compariva per le strade di Friburgo con il suo bastoncello, gli si
affollavano attorno uomini e donne con i bambini per chiedergli la
benedizione; il santo vecchio benediceva volentieri, ma si faceva sempre
promettere di essere devoti della Madonna e di recitare ogni giorno il S.
Rosario.
S.
Alfonso de’ Liguori predicava immancabilmente ogni sabato sulle glorie
di Maria, ed era un meraviglioso trascinatore di anime ai piedi della “Divina Maria”.
Il
S. Curato d’Ars non poteva mai celare l’amore intenso che metteva
nell’istruire il popolo sulla Madonna; ci sono rimasti i suoi “catechismi
mariani”, e sono veramente deliziosi, ripieni di luce e caldi di
affetto tenerissimo alla Celeste Mamma.
S.
Giuseppe Cafasso diffondeva gratuitamente migliaia di immagini della
Madonna; ai suoi penitenti parlava spesso della devozione mariana, e li
spingeva a coltivarla; diffondeva più che poteva il libro di S. Alfonso,
“Le glorie di Maria”, per dare ai fedeli una devozione alla
Madonna, che fosse luminosa e robusta anche per dottrina.
Adoperiamoci
anche noi a far amare la Madonna con tutte le nostre forze, in tutti i
modi e dappertutto.
Ricordiamoci
che l’apostolato mariano garantisce il Paradiso agli apostoli e a chi li
ascolta. Nella Liturgia la Chiesa fa dire alla Madonna: “Chi mi fa conoscere avrà la vita eterna” (Sir 24,31). Non è
consolante questo? Inoltre, riflettiamo che dove noi riusciamo a far
entrare l’amore alla Madonna, entra la salvezza per quell’anima. La
Madonna, quando entra in un cuore vi porta sempre Gesù, il Salvatore.
Ella è sempre la Madre di Gesù, ossia Colei che genera Gesù in tutti i
cuori che la ricevono. Per questo S. Massimiliano Kolbe diceva che bisogna
“far entrare l’Immacolata in
tutti i cuori affinché Ella possa, entrando in essi, prenderne possesso,
portarvi il dolce Gesù e farlo crescere fino all’età perfetta”.
IMITARE
LA MADONNA
L’imitazione è figlia dell’amore, e consiste
nella conformità dell’agire fra coloro che si amano. Chi ama imita. È
nella natura dell’amore unire, rendere uno. E l’amore è pieno, è
perfetto, quando ha unificato tutto, anche le azioni di coloro che si
amano, non sopportando differenze che impediscano di essere uno. Per
questo l’amore non può stare senza l’imitazione, altrimenti
mancherebbe l’unione delle volontà nel modo di agire.
L’imitazione, quindi, è il comportamento
dell’amore, ed esprime al vero la fecondità dell’amore. Se è figlia
dell’amore, vuol dire che dove essa c’è, non manca l’amore; dove
essa invece non c’è, manca l’amore. E dove c’è il massimo
dell’imitazione, c’è il massimo dell’amore.
S. Pio X ci conferma con la sua parola: “Se qualcuno vuole - e chi non dovrebbe volerlo - che la sua devozione
verso la Vergine sia piena e perfetta sotto ogni aspetto, è necessario...
tendere con ogni sforzo all’imitazione dei suoi esempi”.
l’imitazione di Maria è santità
In fondo, basta riflettere poco per capire che
l’imitazione di Maria Santissima differenzia nettamente e concretamente
la devozione alla Madonna che ha il santo, dalla devozione che ha chi non
è santo.
Il
santo ama la Madonna imitando perfettamente le sue virtù, ed è santo per
questa imitazione. Noi invece amiamo la Madonna imitando molto
imperfettamente le sue virtù, o addirittura contentandoci solo di pii
desideri; e perciò restiamo sempre mediocri, con una devozione a metà,
che rischia di consistere solo in “uno
sterile e passeggero sentimentalismo”, e di ridursi a “una
certa qual vana credulità”, come ha detto il Concilio Vaticano II.
È inutile lamentarsi, allora, o criticare la
devozione mariana, perché non produce frutti e ci lascia sempre tali e
quali. Il papa Pio XII ci ammonisce: “Non
dimenticate che la devozione alla Madonna, perché si possa dire vera e
solida, e quindi apportatrice di frutti preziosi e di grazie copiose,
dev’essere vivificata dall’imitazione della vita stessa di Colei che
ci piace onorare”. E il papa Paolo VI ha ribadito molte volte che la
vera devozione mariana esige l’imitazione delle virtù di Maria SS.: “Di
queste virtù della Madre si orneranno i figli, che con tenace proposito
guardano i suoi esempi per riprodurli nella propria vita”.
Questo è stato sempre l’insegnamento della
Chiesa, che punta al sodo e va al concreto: vuole opere, vuole virtù. La
devozione alla Madonna deve portare ogni anima a diventare immagine di
Maria, la più cara a Dio, perché la più simile a Gesù.
Orbene, se vogliamo verificare la vitalità della
nostra devozione alla Madonna, basta che esaminiamo la consistenza della
nostra imitazione di Maria SS.
Se troviamo in noi lo sforzo sincero e costante di imitare le virtù della
Madonna, la nostra devozione mariana è vera “sotto
ogni aspetto”, come ci ha assicurato S. Pio X, e come già
sentenziava il grande S. Agostino: “La
vera devozione consiste nell’imitare le virtù di coloro che amiamo”.
Puntiamo
all’imitazione, quindi; così siamo certi di puntare al sodo. La
devozione alla Madonna è come un’aiuola che dà fiori di incantevole
bellezza: i fiori delle virtù mariane. Ebbene, in che stato è la nostra
aiuola? Che sia senza fiori?
Esaminiamoci
con sincerità, senza finzioni né leggerezza. Confrontiamoci con i Santi;
misuriamo la nostra pochezza con la loro ricchezza di amore; umiliamoci, e
impariamo da loro a imitare Colei che “rifulge
come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti” (Lumen
Gentium, 65) .
“come farebbe la Madonna”
Un modo
tanto semplice quanto essenziale per imitare tutte le virtù della Madonna
è quello di chiedersi in ogni cosa da fare: “Come
farebbe la Madonna al posto mio?”. Chiunque può farsi questa
domanda, e i frutti non si farebbero attendere.
S.
Caterina Labouré, la prediletta di Maria, aveva questo proposito di vita:
“Prenderò Maria per modello al principio delle mie azioni, e penserò
come Ella avrebbe fatto il dovere che sto per compiere”. Anche S.
Teresina, nel suo trasporto verso la B. Vergine, si era tracciato un
programma di vita tutto “ricalcato
sulle orme di Maria”; si considerava la sua bambina, e sarà ella a
scrivere che “ordinariamente i bambini assomigliano alla loro mamma”.
S. Antonio M. Claret, il grande apostolo del
Rosario e del Cuore di Maria nel secolo scorso, si può dire che visse
sempre ad alta tensione l’unione profonda con Maria, in tutto e per
tutto dipendente da Lei. Eletto Vescovo di Cuba, egli scriveva questo
proposito di vita: “La mia forma di governo sarà quella che la Madonna mi ispirerà...
perché Maria Santissima è mia Madre, mia Maestra, mia Direttrice...”.
Un altro grande Servo di Dio, il P. Chautard, usava
lo stesso metodo semplicissimo di chiedersi prima di ogni cosa: “Come farebbe la Madonna al posto mio?”. E si era impegnato a
vivere “sotto lo sguardo di Maria”,
cercando più che poteva “l’incrocio”
del suo sguardo con quello di Maria, per sapere che cosa fare e come agire
nel modo a Lei più gradito.
Ricordiamoci che non c’è prova di venerazione e
di amore più genuina dell’imitazione. Il discepolo apprezza e ama il
suo maestro nella misura in cui cerca di diventare come lui.
Per questo S. Teresa d’Avila ripeteva alle sue
suore che il modo migliore di onorare la Madonna è quello di imitarne le
virtù. S. Stanislao Kostka, S. Luigi Gonzaga, S. Veronica Giuliani, S.
Gabriele dell’Addolorata hanno glorificato la Madonna studiandone con
amore le virtù per riprodurle nella loro vita di ogni giorno. Non si
contentavano di ardenti desideri, di dolci sospiri e di pie lagrime (che a
noi sembrano chissà cosa!), ma bramavano le virtù che scolpiscono
l’anima in perfetta somiglianza di bellezza con l’Immacolata.
S. Lucia
Filippini fu definita “copia
fedele” di Maria, soprattutto nella carità, nell’umiltà, nella
purezza, nella pazienza. E “copie
fedeli” della Madonna furono S. Caterina, S. Rosa, S. Bernardetta,
S. Teresina, S. Gemma, con tutte le altre Sante nelle quali rifulse
l’abbagliante bellezza della verginità di Maria, della carità di Maria,
della fede, della speranza, dell’umiltà, della fortezza,
dell’immolazione di Maria.
Nella città di Napoli visse il servo di Dio Don
Placido Baccher. Era un santo sacerdote, ed era talmente innamorato della
Madonna, che il popolo lo definiva “il prete tutto
Madonna”. Bellissimo! Proprio così dovrebbe essere di tutti i
devoti della Madonna. Così è
stato di tutti i Santi, perché più ci si santifica, più si diventa
necessariamente somiglianti a Colei che “a
Cristo più s’assomiglia” (Dante Alighieri).
in tutte le virtù
S. Luigi Grignion di Montfort ha scritto che “la
vera devozione alla S. Vergine... porta un’anima ad evitare il peccato e
ad imitare le virtù della SS. Vergine, in particolare modo la sua
profonda umiltà, la sua fede viva, la sua ubbidienza cieca, la sua
orazione continua, la sua mortificazione universale, la sua purezza
divina, la sua ardente carità, la sua pazienza eroica, la sua angelica
dolcezza e la sua sapienza divina” Quale incanto di virtù in questa
creatura tutta celestiale!
Anche il papa Paolo VI, nell’Esortazione “Per il culto della B. Vergine” (n. 57 ), fa un elenco quasi
identico delle virtù di Maria Santissima che raccomanda alla nostra
imitazione.
La Madonna “è
il modello per tutta la Chiesa”, dice S. Agostino, ed è il modello
di tutte le virtù, non di alcune virtù soltanto, né di alcune virtù in
più, di altre in meno. Ella ci offre la perfezione di ogni virtù,
ineguagliabile eppure amabile, sublime eppure imitabile. “In
me ogni speranza di vita e di virtù” (Sir 24,25), ci dice la
Madonna con le parole del profeta. Né ci spaventi l’eccelsa perfezione
delle sue virtù. Anche Gesù, nostro Dio, ci ha detto: “Imparate
da me” (Mt 11,29), e ci ha imposto di sforzarci per diventare “perfetti come il Padre che sta nei cieli” (Mt 5,48).
Con Gesù, anche la Madonna può dirci: “Io vi ho lasciato l’esempio, affinché facciate voi pure quel che ho
fatto io” (Gv 13,15 ). E il suo esempio è ancor più vicino a noi,
di più su nostra misura, reso amabile dai fulgori della grazia,
soavizzato in modo unico dalla tenerezza della maternità. Per questo le
sue virtù sono sublimi e soavi nello stesso tempo. Non spaventano.
Al contrario, attirano per la semplicità con cui
Ella le praticò in una vita estremamente umile e ordinaria.
Specchiamoci e modelliamoci su di Lei, quindi. Ella
è il modello perfetto della persona umana santificata. Imitando Lei,
siamo fatti partecipi della sua celestiale perfezione. E ciò dipende solo
da noi. Avanti, dunque! Mettiamo in pratica le belle esortazioni che il
grande vescovo Bossuet faceva agli ascoltatori delle sue prediche: “Erigete
alla Regina del cielo una santa immagine. Siate voi stessi la sua
immagine. Ciascuno è il pittore e lo scultore della sua vita. Formate la
vostra su quella della Vergine Santa e siate copie fedeli di un così
perfetto originale”.
la sua fede viva
La Fede della Madonna, ad esempio, brilla
splendidissima nel cielo delle sue virtù. Dopo aver ascoltato e compreso
l’annuncio dell’Angelo, Ella crede e dice il suo “Fiat”
a cose umanamente inconcepibili: accettare l’Incarnazione del Verbo
Figlio di Dio, diventare la Madre di Dio, concepire verginalmente e
partorire verginalmente il Verbo di Dio fatto uomo nel suo seno immacolato
per opera dello Spirito Santo, diventare la Madre, la Corredentrice, la
Mediatrice del genere umano (Lc 1,26-38).
La Madonna credette senza discutere a tutte queste
realtà soprannaturali, come le gridò entusiasta S. Elisabetta: “Beata te, che hai creduto!” (Lc 1,45). Credette ciecamente, e si
trovò piena di Dio. Il Verbo le riempì il seno verginale, ed Ella poté
adorare Dio racchiuso nel suo stesso grembo. Poi lo adorò fra le sue
braccia nella grotta di Betlem; lo adorò per tutta la vita nascosta a
Nazareth; lo adorò sulla croce; lo adorò sotto le apparenze del pane e
del vino.
Quale abisso non dovette essere la sua fede? È
inutile tentare di misurarla. Nessuna creatura, nessun santo potrà mai
dare pari esempio di fede sovrumana, passata al vaglio di angosce
tremende.
Ebbene, anche i veri devoti di Maria debbono vivere
una vita di fede con invincibile fortezza, imitando la divina Madre, senza
indietreggiare di fronte alle prove e ai tormenti.
Ricordiamo uno degli esempi mirabili di S.
Massimiliano M. Kolbe.
Quando il Santo fu arrestato, venne chiuso nel
famigerato carcere di Varsavia, il Pawiak. Un giorno, passò per il
controllo dei prigionieri un capo-reparto tedesco più feroce d’ogni
altro. Entrando nella cella in cui c’erano tre deportati, al vedere
l’abito da frate di S. Massimiliano, quel capo-reparto fu preso subito
da un cieco furore. Si avvicinò immediatamente a S. Massimiliano, gli
afferrò il Crocifisso che gli pendeva dalla corona del Rosario sul
fianco, e tirandolo a strattoni gridò con voce di odio:
- E tu credi in questo?
- Credo e come! - rispose calmo il Santo.
Immediatamente un pugno bestiale si abbatté sul
viso del Santo. Poi di nuovo, per altre due volte, la stessa domanda, la
stessa risposta, le stesse violente percosse. I compagni di cella
inorridivano e fremevano contro quel capo-reparto, ma senza poter far
nulla; e quando quello andò via, fu proprio S. Massimiliano che cercò di
calmare l’ira dei due compagni, dicendo loro: “Suvvia,
questa è una sciocchezza, è tutto per la Mammina”.
la povertà e la preghiera
Come abbiamo parlato della fede, così potremmo
parlare di tutte le altre virtù della Madonna. Ma non si finirebbe più.
E del resto, l’essenziale è avere la convinzione che i Santi hanno
trovato nella Madre divina lo specchio tersissimo di ogni loro virtù, in
cui specchiarci anche noi.
S. Francesco d’Assisi, l’appassionato sposo di
Madonna Povertà, non poteva neppure pensare alla povertà della B.
Vergine senza commuoversi. Capitò una volta che, a tavola, un frate
accennasse alla povertà della Madonna nella grotta di Betlem;
immediatamente S. Francesco si sentì tutto commuovere, si alzò dal suo
posto, prese la scodella fra le mani, e andò a mettersi in un cantuccio
per terra, sciogliendosi in dolcissime lagrime sulla povertà di Maria
Santissima.
Ugualmente fu per S. Chiara d’Assisi, che alle
sue figlie, nel poverissimo monastero, presentava come modello “la povertà e l’umiltà di N. S. Gesù Cristo e della sua Santissima
Madre”.
Per la povertà vogliamo ricordare anche S.
Massimiliano M. Kolbe, il quale metteva sempre insieme “la
povertà e l’Immacolata”, considerandole inseparabili e dicendo
che erano le colonne delle sue fondazioni. E fu ammirevole la sua vita
povera, in cui si trovò a non avere neppure cose necessarie come le
scarpe, la coperta, il cibo indispensabile. Ma queste privazioni egli le
voleva per glorificare la sua Regina.
Per la vita di preghiera, possiamo ricordare S.
Teresa di Gesù e tutti i monasteri del Carmelo, nei quali la Santa
Riformatrice volle che fosse riprodotta con la massima fedeltà la vita di
preghiera della Madonna a Nazareth: una vita realmente e ineffabilmente
tutta “nascosta con Cristo in Dio” (Col 3,3).
S. Margherita Alacoque, invece, cercava di imitare
particolarmente la Madonna nei momenti più importanti della S. Messa.
All’offertorio si proponeva di imitare l’obbedienza della Madonna nel
mistero della Presentazione di Gesù al Tempio; alla Consacrazione si
sforzava di imitare il sacrificio della Madonna ai piedi della croce sul
Calvario; alla Comunione cercava di imitare l’amore della Madonna
nell’atto dell’Incarnazione del Verbo nel suo seno verginale. Perché
non fare anche noi così?
Un’idea dell’incessante preghiera della Madonna
si riceveva a S. Giovanni Rotondo, vedendo P. Pio da Pietrelcina che
pregava per ore, ore, ore, in coro, in cella, nell’orto, per i corridoi,
di giorno, di notte, recitando un centinaio di corone del S. Rosario. Se
un uomo può essere capace di pregare tanto, cosa doveva essere la capacità
della Madre di Dio?
l’umiltà e la verginità
È pressoché impossibile pensare a un santo che
non si sia ispirato alla Madonna nel conquistare queste due virtù
mirabili. L’imitazione dell’umiltà e della purezza di Maria è
l’imitazione di cui più si parla. Forse perché sono due virtù
talmente unite fra loro e talmente connaturate con la Madonna, da apparire
ovvio che siano ricopiate da Lei, come dal modello perfettissimo
universale.
Certo è che i grandi devoti della Madonna hanno
puntato particolarmente su queste due virtù di Maria e sono diventati a
loro volta modelli di profonda umiltà e di radiosa purezza.
S. Caterina Labourè, ad esempio, favorita da
celesti apparizioni della Vergine Immacolata che le affidò la Medaglia
miracolosa, rimase per tutta la sua lunga vita nascosta nell’umiltà e
nessuno seppe che ella era la suora delle celesti apparizioni.
Pensiamo anche all’umiltà di S. Bernardetta, che
scrisse fra i suoi propositi: “Farò
consistere la mia felicità nel vivere dimenticata”; e in un’altra
nota: “Grazia principale da chiedere: vivere nascosta sull’esempio di Gesù e
di Maria”. Lei è la prediletta dell’Immacolata, è la veggente
piena di innocenza, è conosciuta dovunque; eppure non c’è pericolo che
si glori delle apparizioni avute. Mai. Anzi, un piccolo episodio ci svela
la sua profonda modestia.
Un giorno le fu presentata una cartolina di
Lourdes. La Santa l’osservò, e poi sbottò in una domanda piuttosto
strana:
- Che se ne fa di una scopa?
- Toh! Che domanda! Ci si
scopa.
- E dopo?
- Si ripone al suo posto in un
angolo.
- Ebbene, è la mia storia: la S. Vergine si è servita di me, poi mi ha
messo al mio posto, in un cantuccio, e ci resto.
L’imitazione della verginità di Maria Santissima
splende radiante in tutte le vergini consacrate a Dio, che diventano per
questo così somiglianti alla Vergine benedetta!
S. Gerardo Maiella provava una venerazione speciale
per le suore, proprio perché, diceva, “rappresentano
la Divina Madre”. E non meraviglia questa speciale venerazione
quando pensiamo a S. Chiara, S. Caterina, S. Margherita, S. Bernardetta,
S. Teresina... e a tutte le sante sorelle dell’immensa schiera
verginale.
Anche
esternamente esse appaiono simili alla Vergine nella purezza dei loro
volti, nei loro abiti lunghi e negli ampi veli che le nascondono alle
creature. Sembrano quasi Angeli, non più di questa povera terra. È
proprio vero che la verginità è angelicità, dono privilegiato che Gesù
fa soltanto a pochi (Mt 19,11) e che fa anticipare sulla terra la
condizione di vita propria del Paradiso (Mt 22,30). Ma tutto il valore
della verginità deriva dalla Beatissima Vergine. È alla verginità
immacolata della Madonna che tutte le vergini debbono la preziosità del
loro tesoro, da quando, cioè, Dio ha tanto amato la verginità da
scegliere una vergine, Maria, per incarnarsi, per vivere e nascere dal suo
seno sempre vergine. Verginità,
angelicità, maternità: splendono in Maria in modo abbagliante, e si
rifrangono in ogni vergine da Dio eletta e prediletta.
Per questo le vergini costituiscono l’esercito
mariano per eccellenza, chiamate a seguire la B. Vergine, e a formare la
sua corte verginale, come dice lo Spirito Santo per bocca del profeta: “Le
vergini saranno condotte al tuo seguito” (Sal 41,15). Quali belle
pagine non ha scritto il grande S. Ambrogio su questo punto? Con la
Vergine Santissima, infine, le vergini avranno la felice sorte di “seguire
l’Agnello dovunque andrà” (Ap 14,4). Le spose seguiranno sempre
il Celeste Sposo nel vincolo indissolubile dell’amore verginale che già
su questa terra sa di eternità gioiosa, ardente e liliale.
la santa purità
Se la verginità consacrata è la “preziosa
margherita” (Mt 13,45 ), è il “tesoro
nascosto” (Mt 13,44), che Dio dona soltanto ai prediletti del suo
amore totale ed esclusivo (1 Cor 7,25-35), la virtù della purezza,
invece, è virtù universale che deve riempire i cuori di tutti i
cristiani. “Beati i puri di cuore.
..” (Mt 5 ,8) .
La Madonna è la “Madre
purissima” non solo per l’Immacolata verginità sempre splendente
nella sua anima e nel suo corpo, ma anche per la celeste modestia, per il
dolce riserbo, per la radicale mortificazione dei suoi sensi sempre
assorti in Gesù, suo perfetto e totale amore.
Orbene, come potrebbe essere possibile amare la Madonna se poi non
si pratica con ogni perfezione questa virtù angelica che a Lei sta tanto
a cuore?
Anche se l’impurità non è il peggiore dei peccati, è certo,
però, che alla Madonna deve ripugnare in modo tutto particolare. E i
Santi hanno avuto questo fiuto istintivo, amando la Madonna con una
purezza angelica di anima, di sensi, di corpo.
S. Domenico Savio fin da piccino pregava la Madonna così: “Madre
mia, io voglio essere sempre vostro figliuolo: ottenetemi di morire prima
che io commetta un peccato contro la virtù della modestia”.
Questo ragazzo fu davvero mirabile nella custodia dei sensi, specie
nella mortificazione degli occhi. Una volta attraversando la piazza dove
c’erano le giostre, un compagno vide S. Domenico con gli occhi bassi, e
gli chiese: “Domenico, perché vai con gli occhi bassi, invece di
guardare i giochi?”. S. Domenico rispose: “Voglio conservare i miei occhi puri per contemplare la Madonna in
Paradiso”.
Così si ama. E non si può certo amare la Madonna lasciando gli
occhi liberi di guardare sconcezze, di leggere cose disoneste, di
curiosare fra le sozzure della carne. Non possono amare la Madonna tutte
le donne, giovani o anziane, che seguono le mode indecenti diventando
strumenti miserabili di Satana per
eccitare la concupiscenza dell’uomo “portato al capestro” (Pro
7,22). Se credono di amare la Madonna vestendo secondo i gusti lascivi del
mondo, del demonio e della carne, sono delle povere illuse e incoscienti.
Quanta tristezza!
Ma ancor più bisogna rattristarsi del mare di fango che sta
affogando l’umanità con cinema e spettacoli immondi, con stampe
pornografiche, con spiagge e divertimenti scandalosi, con perversioni
sessuali di ogni specie, e soprattutto con leggi assassine come quelle del
divorzio, della limitazione delle nascite, dell’aborto. Tutto per la
carne sporca dell’uomo. Povera umanità!
Una bambina di sette anni, Giacinta di Fatima, ammaestrata dalla
Madonna, ha potuto dire al mondo intero: “I
peccati che mandano più anime all’inferno sono i peccati di impurità”.
Le maggiori sofferenze, quindi, la Madonna le riceve dai peccati impuri
che stanno insozzando le anime e i corpi su tutta la faccia della terra, e
che attirano sull’umanità i tremendi castighi “dell‘ira
di Dio” (Ef 5 ,3-6).
Chi consolerà la Madonna su questo punto, se non i suoi devoti?
Sono essi che devono amare la Madonna con cuore puro, con anima monda e
corpo casto, in ogni condizione di vita, secondo la volontà di Dio. La
fragranza verginale dell’amore della Madonna verso di noi deve renderci
attenti e delicati nel ricambiarla con un amore che profumi di gigli.
la regina carità
“Da questo conosceranno che
siete miei discepoli, se vi amate gli uni gli altri” (Gv 13,35).
Imitare la Madonna nell’amore ai fratelli è stato lo sforzo non
solo dei singoli Santi, ma di interi Ordini e Istituti religiosi.
La carità della Madonna che si reca a visitare S. Elisabetta
portando Gesù per santificare Giovanni Battista, commuoveva, ad esempio,
fratel Carlo De Foucauld, che cercò di imitarla recandosi fra i Tuareg,
nel deserto, per portare Gesu Eucaristico in mezzo a loro.
E tutte le Congregazioni o Istituti che si ispirano al mistero
della Visitazione hanno l’ideale di esercitare verso gli uomini quella
stessa carità spirituale e mate-riale della Madonna in casa di S.
Elisabetta.
Lo stesso bisogna dire della carità esercitata dalla Madonna alle
nozze di Cana. Andare in aiuto degli altri prima che vengano a trovarsi
fra disagi e sofferenze è carità squisita. La Madonna lo fece a Cana. I
Santi l’hanno imitata nelle piccole e nelle grandi occasioni. In casi
particolari hanno persino creato qualche istituzione per salvare da
pericoli e rovine.
S. Antonino, ad esempio, istituì un’opera di assistenza alle
ragazze che non avevano la possibilità di farsi la dote per sposarsi,
salvandole così dal pericolo della malavita.
S. Teresina, quando si accorgeva che una consorella doveva
affrontare un lavoro particolarmente faticoso, faceva in modo di essere
chiamata in aiuto per evitarle uno sforzo troppo gravoso.
Che dire poi della carità della Madonna sul Calvario, dove Ella
consentì a vedere il Figlio assassinato per noi poveri peccatori? “Nessuno
ha amore più grande di chi dona la sua vita per colui che ama” (Gv
15,13). La Madonna avrebbe preferito infinite volte prendere il posto del
Figlio. E invece accettò i dolori più tremendi della stessa
crocifissione fisica di Gesù. Tutto per noi. Non poteva proprio darci di
più.
Pensiamo, adesso, per riferire un solo esempio, alla morte del “folle
dell’Immacolata”, S. Massimiliano M. Kolbe. La carità eroica
della Madonna arse con veemenza nel dono finale che S. Massimiliano fece
nel campo di concentramento di Auschwitz, quando chiese di prendere il
posto di un condannato, e andò a morire in vece sua nel bunker della
fame, assistendo spiritualmente i nove sventurati compagni, pregando con
loro e affidandoli alla Vergine Santissima per l’estremo passo. Il vero
amore alla Madonna è sempre fecondo di amore illimitato ai fratelli.
La Chiesa chiama la Madonna “Madre
del bell’amore” (Sir 24,24) e celebra i suoi Dolori a ricordo
della sua immolazione di amore insieme a Gesù Crocifisso. La pienezza di
grazia e la pienezza dei dolori resero sommo l’amore a Dio della
Madonna. Ed è per questo che una volta S. Gemma Galgani, audace e
totalitaria, con impeto incontenibile arrivò a chiedere a Gesù di
poterlo amare quasi “come la Mamma
tua”. È il massimo supremo.
Ricordiamoci sempre che la Madonna è la punta di ogni vertice
spirituale, che s’immerge in “Dio Amore” (1 Gv 4,16). Diceva molto bene S. Massimiliano: “Con
tutta sicurezza possiamo dichiarare che l’Immacolata è il nostro
ideale. L’uomo non può arrivare più in alto. L’Immacolata è il più
alto grado di perfezione e di santità raggiungibile dalla creatura. È
una vetta che non potrà essere scalata da altra creatura umana”.
Aspiriamo a questa Vetta.
“Io sono la Madre
del bell’amore”
(Sir 24,24)
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