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IL CODICE DA VINCI – I
PARTE (Sett. N. 33-2005)
Immaginiamo questo scenario. Esce un romanzo in cui si afferma che
il Buddha, dopo l’illuminazione, non ha condotto la vita di castità che gli si
attribuisce, ma ha avuto moglie e figli. Che la comunità buddhista dopo la sua
morte ha violato i diritti della moglie, che avrebbe dovuto essere la sua
erede. Che per nascondere questa verità i buddhisti nel corso della loro
storia hanno assassinato migliaia, anzi milioni di persone. Che un santo
buddhista scomparso da pochi anni – che so, un Daisetz Teitaro Suzuki
(1870-1966) – era in realtà il capo di una banda di delinquenti. Che il Dalai
Lama e altre autorità del buddhismo internazionale operano per mantenere le
menzogne sul Buddha servendosi di qualunque mezzo, compreso l’omicidio.
Pubblicato, il romanzo non passa inosservato. Autorità di tutte le religioni
lo denunciano come un’odiosa mistificazione anti-buddhista e un incitamento
allo scontro fra le religioni. In diversi Paesi la sua pubblicazione è
vietata, fra gli applausi della stampa. Le case cinematografiche, cui è
proposta una versione per il grande schermo, cacciano a pedate l’Autore e
considerano l’intero progetto uno scherzo di cattivo gusto...
Lo
scenario non è vero, ma ce n’è uno simile che è del tutto reale. Solo che non
si parla di Buddha, ma di Gesù Cristo; non della comunità buddhista, ma della
Chiesa Cattolica; non di Suzuki e del suo ordine zen ma di san Josemaría
Escrivá (1902-1975) e dell’Opus Dei da lui fondata; non del Dalai Lama ma di
papa Giovanni Paolo II. Il romanzo in questione ha venduto tre milioni e mezzo
di copie negli Stati Uniti, è sbarcato anche in Italia e la Sony ne sta
traendo un film, che sarà diretto da Ron Howard e per cui è già cominciata una
propaganda internazionale. Come è stato correttamente osservato dallo storico
e sociologo americano Philip Jenkins, il successo di questo prodotto è solo
un’altra prova del fatto che l’anti-Cattolicesimo è «l’ultimo pregiudizio
accettabile» (cf The New Anti-Catholicism. The Last Acceptable Prejudice,
Oxford University Press, New York 2003; in una comunicazione personale,
l’Autore ha confermato di ritenere Il Codice Da Vinci un esempio tipico della
mentalità descritta nel suo studio).
Il Codice Da Vinci (trad. it., Mondadori, Milano 2003) mette in
scena una caccia al Santo Graal. Quest’ultimo – secondo il romanzo – non è,
come la tradizione ha sempre creduto, una coppa in cui fu raccolto il Sangue
di Cristo, ma una persona, Maria Maddalena, la vera “coppa” che ha tenuto in
sé il sang réal – in francese antico il “sangue reale”, da cui Santo Graal –,
cioè i figli che Gesù Cristo le aveva dato. La tomba perduta della Maddalena è
dunque il vero Santo Graal. Apprendiamo, inoltre, che Gesù Cristo aveva
affidato una Chiesa che avrebbe dovuto proclamare la priorità del principio
femminile non a san Pietro ma a sua moglie, Maria Maddalena, e che non aveva
mai preteso di essere Dio. Sarebbe stato l’imperatore Costantino (280-337) a
reinventare un nuovo Cristianesimo sopprimendo l’elemento femminile,
proclamando che Gesù Cristo era Dio, e facendo ratificare queste sue idee
patriarcali, autoritarie e anti-femministe dal Concilio di Nicea (325). Il
progetto presuppone che sia soppressa la verità su Gesù Cristo e sul suo
matrimonio, e che la sua discendenza sia soppressa fisicamente. Il primo scopo
è conseguito scegliendo quattro Vangeli “innocui” fra le decine che
esistevano, e proclamando “eretici” gli altri vangeli “gnostici”, alcuni dei
quali avrebbero messo sulle tracce del matrimonio fra Gesù e la Maddalena. Al
secondo, per disgrazia di Costantino e della Chiesa Cattolica, i discendenti
fisici di Gesù si sottraggono e secoli dopo riescono perfino a impadronirsi
del trono di Francia con il nome di Merovingi. La Chiesa riesce a fare
assassinare un buon numero di Merovingi dai Carolingi, che li sostituiscono,
ma nasce un’organizzazione misteriosa, il Priorato di Sion, per proteggere la
discendenza di Gesù e il suo segreto.
Al Priorato sono collegati i templari – per questo perseguitati –
e più tardi anche la massoneria. Alcuni fra i maggiori letterati e artisti
della storia sono stati Gran Maestri del Priorato di Sion, e alcuni – fra cui
Leonardo da Vinci (1452-1519) – hanno lasciato indizi del segreto nelle loro
opere. La Chiesa Cattolica, nel frattempo, completa la liquidazione del
primato del principio femminile con la lotta alle streghe, in cui periscono
cinque milioni di donne. Ma tutto è vano: il Priorato di Sion sopravvive, così
come i discendenti di Gesù in famiglie che portano i cognomi Plantard e Saint
Clair.
La parte che anche l’Autore presenta come immaginaria, ipotizza
che il Priorato oggi si appresti a rivelare il segreto al mondo tramite il suo
ultimo Gran Maestro, un curatore del Museo del Louvre che si chiama Jacques
Saunière. Per impedire che questo avvenga, Saunière e i suoi principali
collaboratori sono assassinati. Uno studioso di simbologia americano, Robert
Langdon, è sospettato dei crimini, ma una criptologa che lavora per la polizia
di Parigi – Sophie Neveu, la nipote di Saunière – crede nella sua innocenza e
lo aiuta a fuggire. Il lettore è indotto a credere che responsabile degli
omicidi sia l’Opus Dei, ma le cose sono più complicate. Sul conto di questo
istituto si ripetono le più crude “leggende nere”, cento volte smentite, ma
dure a morire, desunte dalla letteratura internazionale che lo critica,
esplicitamente citata. Nel romanzo, un nuovo Papa progressista ha deciso di
rescindere i legami fra la Chiesa e l’Opus Dei che risalgono a papa Giovanni
Paolo II, e il prelato dell’Opus Dei accetta la proposta che gli proviene da
un misterioso “Maestro”: pagando a questo personaggio una somma immensa, potrà
ricattare la Santa Sede impadronendosi delle prove del segreto del Priorato di
Sion – cioè della “verità” su Gesù Cristo – e minacciando di rivelarle al
mondo. Un ex-criminale, ora numerario dell’Opus Dei, è “prestato” al Maestro,
e proprio quest’ultimo lo spinge a commettere una serie di crimini. In realtà,
il “Maestro” lavora per se stesso: è un ricchissimo studioso inglese,
anti-cattolico, che vuole rivelare il segreto al mondo e accusa il Priorato di
tacere per timore della Chiesa. Fra morti ammazzati, enigmi e inseguimenti,
Robert Langdon e Sophie – fra i quali nasce anche l’inevitabile storia d’amore
– finiscono per scoprire la verità: la tomba della Maddalena è nascosta sotto
la piramide del Louvre, voluta dall’esoterista e massone presidente francese
François Mitterrand (1916-1996), ma il sang réal scorre nelle vene della
stessa Sophie, che è dunque l’ultima discendente di Gesù Cristo.
Molti obiettano a qualunque critica
del romanzo che si tratta, appunto, di fiction che in quanto tale non è tenuta
a rispettare la verità storica. Tuttavia, chi pone questa questione di solito
non ha letto la pagina de Il Codice Da Vinci intitolata Informazioni storiche,
dove l’autore Dan Brown afferma che «tutte le descrizioni [...] di documenti e
rituali segreti contenute in questo romanzo rispecchiano la realtà» e si
fondano in particolare sul fatto che «nel 1975, presso la Bibliothèque
Nationale di Parigi, sono state scoperte alcune pergamene, note come Les
Dossiers Secrets», con la storia del Priorato di Sion. Forse in risposta alle
molte controversie, a partire dalla sesta ristampa, la pagina Informazioni
storiche (pagina 9 dell’edizione italiana Mondadori) era sparita, sostituita
da una pagina 9 interamente bianca: ma naturalmente rimaneva nell’edizione
inglese, e nelle prime sei tirature italiane in possesso di un numero
relativamente ristretto di «fortunati». Forse dopo che chi scrive ha fatto
reiteratamente notare la curiosa sparizione di pagina 9 in Italia nel corso di
trasmissioni radiofoniche e televisive, questa è “miracolosamente” ricomparsa.
IL CODICE DA VINCI - II PARTE (Sett.
N. 34-2005)
Dan Brown attribuisce, dunque, vasto rilievo e grande importanza
storica a Les Dossiers Secrets; tuttavia i fatti reali sono decisamente
differenti da come li espone l’Autore del romanzo. Presso la Bibliothèque
Nationale di Parigi sono stati non “scoperti” ma depositati nel 1967 e non nel
1975, Les Dossiers secrets de Henri Lobineau. Non si tratta di pergamene, ma
di testi che parlano del modo di interpretare certe pergamene, le quali non
erano allora, né sono adesso, alla Biblioteca Nazionale di Parigi, ma erano
state consegnate da Pierre Plantard (1920-2000), insieme ad un suo
manoscritto, ad un autore di libri popolari sui «misteri della Francia»,
Gérard de Sède (1921-2004), che avrebbe poi rielaborato e pubblicato il
manoscritto come L’Or de Rennes ou la Vie insolite de Bérenger Saunière, curé
de Rennes-le-Château(1). Oggi le pergamene – ammesso che si tratti proprio di
quelle – sono in possesso di Jean-Luc Chaumeil, un controverso autore francese
di libri sull’esoterismo che afferma di averle ricevute da Plantard negli anni
’70, mentre Les Dossiers Secrets si trovano ancora alla Biblioteca Nazionale
di Parigi.
È assolutamente certo che sia Les Dossiers Secrets sia le
pergamene sono documenti falsi compilati nell’anno 1967, e tutte le persone
coinvolte nella falsificazione lo hanno ammesso, sia pure dopo qualche anno.
Gérard de Sède, che li ha fatti conoscere per primo nel suo libro L’Or de
Rennes, in un’opera pubblicata vent’anni dopo li definiva “apocrifi” ispirati
da un «sensazionalismo mercantile»(2), e sosteneva perfino di aver disseminato
ne L’Or de Rennes sufficienti indizi perché un lettore attento potesse leggere
tra le righe che si trattava di falsi(3). Secondo Gérard de Sède le pergamene
erano state fabbricate da Philippe de Chérisey (1925-1985), un marchese,
attore di sceneggiati televisivi e appassionato di enigmistica. In effetti, il
de Chérisey non solo ha ripetutamente ammesso di avere confezionato queste
pergamene, sia in lettere sia in testi pubblicati a stampa(4), ma a partire
già dall’8 ottobre 1967 (come attesta una lettera del suo avvocato B.
Boccon-Gibod, cortesemente trasmessa a chi scrive dal ricercatore inglese Paul
Smith) si è mosso – sostanzialmente senza ottenere soddisfazione fino alla
morte – perché gli venisse riconosciuto il compenso pattuito e mai pagato da
Pierre Plantard e dallo stesso de Sède. Infine, anche il terzo dei “tre
moschettieri” coinvolti nella mistificazione, Pierre Plantard, ha ammesso che
i documenti sono falsi. Nell’aprile 1989 sul n. 1 della seconda serie della
sua rivista Vaincre, Plantard si fa intervistare e dichiara che Les Dossier
Secrets (che sono firmati da un certo Philippe Toscan du Plantier) sono
documenti falsi fabbricati da Philippe de Chérisey e da Philippe Toscan du
Plantier, che sarebbe stato un suo giovane discepolo che agiva però sotto
l’influsso dell’LSD(5). È possibile che in realtà non esistesse nessun
Philippe Toscan du Plantier e che, co-autore dei falsi con de Chérisey sia
Plantard stesso, ma l’essenziale è che tutti e tre gli autori dei Dossier
Secrets e degli altri “documenti” depositati negli stessi anni alla Biblioteca
Nazionale di Parigi abbiano ammesso la loro natura di falsi, pubblicamente e
per iscritto.
Secondo Les Dossiers secrets de Henri Lobineau (anche «Henri
Lobineau» è un nome inventato dai “tre moschettieri” di cui sopra) i legittimi
pretendenti al trono di Francia sono tuttora i Merovingi, detronizzati nel 751
dai Carolingi. E, contrariamente a quanto si crede, i Merovingi non sono
estinti ma hanno discendenti ancora viventi, l’ultimo dei quali era nel 1967
Pierre Plantard, che dunque era l’unico vero pretendente al ruolo di re di
Francia (s’intende, in caso di un’improbabile restaurazione monarchica). Per
proteggere dai Carolingi e poi da altri nemici i discendenti dei Merovingi,
sarebbe nata una società segreta, il Priorato di Sion, che – sempre secondo i
documenti falsi depositati alla Biblioteca Nazionale di Parigi negli anni ’60
– avrebbe avuto come Gran Maestri alchimisti ed esoteristi Nicolas Flamel (ben
noto anche ai lettori dei romanzi della serie Harry Potter, ma personaggio
storico nato nel 1330 e morto nel 1418), Robert Fludd (1574-1637) e il
principale originatore della Leggenda dei Rosacroce, Johann Valentin Andreae
(1586-1654), nonché scienziati come Leonardo da Vinci (1452-1519) e Isaac
Newton (1642-1727). Gli ultimi Gran Maestri sarebbero stati gli scrittori
Charles Nodier (1780-1844) e Victor Hugo (1802-1885), il musicista Claude
Debussy (1862-1918), il poeta e drammaturgo Jean Cocteau (1889-1963) e
monsignor François Ducaud-Bourget (1897-1984), un sacerdote legato allo scisma
di monsignor Marcel Lefebvre (1905-1991), che avrebbe trasmesso la carica a
Plantard. Per puro caso la verità sul Priorato di Sion e le famose pergamene,
nascoste nella chiesa parrocchiale di un paesino francese di meno di cento
abitanti nel dipartimento dell’Aude ai piedi dei Pirenei orientali
Rennes-le-Château, sarebbero state scoperte nel 1897 dal parroco del paese,
Berenger Saunière (1852-1917) che, grazie alla conoscenza del segreto, sarebbe
entrato in relazione con gli ambienti esoterici e politici dell’epoca e
sarebbe diventato favolosamente ricco.
NOTE
(1)
Julliard, Parigi 1967.
(2)
Gérard de Sède, Rennes-le-Château. Le dossier, les impostures, les phantasmes,
les hypothèses, Robert Laffont, Parigi 1988, p. 107.
(3)
Cf Ibidem, p. 108.
(4)
Cf Circuit, presso l’Autore, Liegi 1968; L’Or de Rennes pour un Napoléon,
presso l’Autore, Parigi 1975; L’Énigme de Rennes, Parigi 1978.
(5)
Noël Pinot, «L’Interview de M. Pierre Plantard de Saint-Clair», Vaincre [2a
serie], n. 1, aprile 1989, pp. 5-6.
IL CODICE DA VINCI – III PARTE (Sett.
N. 35-2005)
Il Codice Da Vinci il punto essenziale è che i Merovingi, protetti
dal Priorato di Sion, non sono solo i legittimi pretendenti al trono di
Francia, ma sono i discendenti dei figli nati dal matrimonio fra Gesù Cristo e
Maria Maddalena. Tuttavia, di questo Les Dossiers secrets e gli altri
documenti non parlano affatto. La parte della storia relativa a Gesù Cristo e
a Maria Maddalena nasce tra il 1969 e il 1970, quando della vicenda del
Priorato di Sion comincia a interessarsi un attore inglese che aveva recitato
nello sceneggiato televisivo The Avengers (in Italia Agente speciale), negli
anni ’60, con il nome di Henry Soskin, ed era poi diventato regista di
documentari su soggetti misteriosi con il nome di Henry Lincoln. Questo attore
e documentarista inglese entra in contatto con il trio de Chérisey-Plantard-de
Sède e decide di riscrivere la storia de L’Or de Rennes in una forma più
adatta al pubblico di lingua inglese, presentandola prima in tre documentari
trasmessi dalla BBC tra il 1972 e il 1979 e poi in un libro pubblicato nel
1982 con l’aiuto di Michael Baigent e Richard Leigh, The Holy Blood and the
Holy Graal(1). Lincoln si rende conto che a chi spetti il titolo di
pretendente al trono di Francia è di scarso interesse per il pubblico inglese.
Nello stesso tempo era stato introdotto da Plantard nel piccolo mondo delle
organizzazioni esoteriche francesi dove aveva conosciuto Robert Ambelain
(1907-1997), una figura notissima di questo ambiente. Nel 1970 Ambelain aveva
pubblicato Jésus ou Le mortel secret des templiers(2), dove sosteneva che Gesù
Cristo aveva una compagna, pur non essendo legalmente sposato, e identificava
questa “concubina” in Salomé. Lincoln mette insieme la storia del matrimonio
di Gesù, che ricava da Ambelain, con quella dei Merovingi di Plantard e
“rivela” che i Merovingi, protetti dal Priorato di Sion, sono importanti, ben
al di là della rivendicazione del trono di Francia, perché discendono da Gesù
Cristo e dalla Maddalena.
Henry Lincoln sapeva che i documenti in questione erano falsi, non
solo perché nell’ambiente delle organizzazioni esoteriche dove si era
introdotto in Francia lo sapevano più o meno tutti, ma perché glielo aveva
detto Philippe de Chérisey, come risulta da lettere di quest’ultimo(3). In
effetti il punto debole de Il Santo Graal è proprio che troppe persone
conoscono l’origine spuria dei documenti su cui si fonda. Così, dopo avere
trattato direttamente con de Chérisey, alle spalle di Plantard, e dopo aver
rinnegato anche il marchese-attore, nel 1986 Lincoln e soci procedono
brutalmente alla “bonifica” o “de-plantardizzazione” del Priorato di Sion con
The Messianic Legacy(4). Presentano come grande scoperta quello che in un
certo ambiente francese tutti sanno: Plantard è un mistificatore – anche se
forse non soltanto un mistificatore – e molti dei documenti sono falsi, ma
altri – insistono gli inglesi – sono veri: forse non è Plantard l’ultimo
discendente di Gesù Cristo e il vero Priorato di Sion non è il suo, ma
comunque esistono discendenti del matrimonio fra Gesù Cristo e la Maddalena.
Lo sono stati i Merovingi, e c’è un “vero” Priorato di Sion che sta dietro a
molte vicende contemporanee (la P2, lo scandalo del Banco Ambrosiano, lo
scisma di monsignor Lefebvre, le vicende della mafia italiana e tante altre,
in un tour de force che fa girare la testa al lettore e le cui componenti
hanno in comune solo un’avversione quasi patologica al Vaticano e alla Chiesa
Cattolica).
Inoltre, Il Codice Da Vinci certamente deriva da Il Santo Graal e
ne deriva tanto direttamente che due degli autori de Il Santo Graal, Baigent e
Leigh – offesi anche perché Brown, a loro dire, avrebbe aggiunto le beffe al
danno chiamando il cattivo della storia Leigh di nome e Teabing (un’anagramma
di Baigent) di cognome – hanno avviato nell’ottobre 2004 un’azione legale
contro Dan Brown, accusandolo di avere nella sostanza copiato il loro libro
(dove ci sono già il collegamento con la cappella di Rosslyn, la chiesa di
Saint-Sulpice, l’idea che il Santo Graal sia il Sang réal, cioè una persona
che ha in sé il Sangue di Gesù Cristo). Lincoln «ha deciso di non partecipare
all’azione per la violazione del diritto d’autore a causa delle sue cattive
condizioni di salute, ma dichiara di sostenerla»(5).
Vale la pena notare come il Priorato di Sion sia certamente
esistito, anche se la storia racconta fatti decisamente diversi da quelli che
Il Codice Da Vinci ammette o dà per scontati. Il Priorato di Sion è stato
fondato il 7 maggio 1956 ad Annemasse da Pierre Plantard, con statuti
regolarmente depositati presso la Sotto-Prefettura di Saint-Julien-en-Genevois
con il nome completo di Priorato di Sion - C.I.R.C.U.I.T. (Cavalleria di
Istituzione e Regola Cattolica e di Unione Indipendente Tradizionalista). Gli
statuti, all’articolo 3, danno anche conto delle origini del nome, il quale
deriva non da Gerusalemme ma dal Monte Sion, una montagnola presso Annemasse,
dove si intende realizzare «un PRIORATO che servirà da centro di studio,
meditazione, riposo e preghiera» per uno dei tanti ordini esoterici che
proliferavano in Francia all’epoca. Del resto, il Priorato di Sion riprendeva
lo schema di altre organizzazioni che Plantard aveva fondato fin da quando
aveva 17 anni, nel 1937, con il nome rispettivamente di Union Française,
Rénovation Nationale Française e Alpha Galates. Con queste organizzazioni il
Priorato di Sion aveva in comune interessi politici (monarchici: Plantard era
partito da un interesse per l’Action Française, ancorché ad Annemasse si
occupasse soprattutto di sostenere un progetto di realizzazione di case
popolari) e il fatto di non avere mai superato la dozzina di membri. Comunque,
il Priorato di Sion, fondato nel 1956 ad Annemasse, esiste ancora oggi, come
minuscola organizzazione nel variegato panorama degli ordini iniziatici
francesi.
Negli anni ’60, quando preparava la falsificazione dei Dossiers
secrets, Plantard – che, come sappiamo, aveva tratto il nome Priorato di Sion
da una montagnola sopra Annemasse dove pensava, nel 1956, di installare una
casa per ritiri spirituali – ha ritrovato nella storia delle Crociate (cui si
è più volte ispirato per le sue fantasie) un’Abbazia di Nostra Signora del
Monte Sion, fondata nel 1099 a Gerusalemme appunto da Goffredo di Buglione
(1060-1100), divenuto re di Gerusalemme in seguito alla Prima Crociata. La
comunità di monaci dell’abbazia (e non priorato, dal momento che il superiore
è chiamato abate e non priore) in Palestina continuò ad esistere fino al 1291,
quando venne travolta dall’avanzata musulmana. I pochi monaci sopravvissuti si
rifugiarono in Sicilia, dove la loro comunità si estinse nel XIV secolo. Si
trattava, in ogni caso, di una normale comunità monastica senza alcun
collegamento con i Templari, la Maddalena o segreti esoterici il cui
“recupero”, da parte di Plantard, si risolve nel semplice riferimento ad un
nome.
NOTE
(1)
Tradotto in italiano nello stesso anno come Il Santo Graal, Mondadori, Milano.
(2)
Robert Laffont, Parigi.
(3)
Alcune riprodotte in Pierre Jarnac, Les Archives de Rennes-le-Château. Tome 2,
Belisane, Nizza 1988.
(4)
In italiano L’eredità messianica, Tropea, Milano 1996.
(5)
Elizabeth Day, «Da Vinci Code Bestseller Is Plagiarism, Authors Claim», The
Sunday Telegraph, 3 ottobre 2004.
IL CODICE DA VINCI - IV PARTE (Sett.
N. 36-2005)
Certamente i vari personaggi famosi (Leonardo da Vinci, Newton,
Victor Hugo, ecc.) non hanno avuto relazioni con il Priorato di Sion né con
quello di Plantard, fondato nel 1956, e neppure con l’abbazia di monaci
fondata in Palestina, estinta nel XIV secolo. In realtà Plantard ha ricavato
il suo elenco di Gran Maestri del Priorato di Sion dall’elenco di presunti
Imperator, cioè capi supremi, e “membri eminenti” dell’AMORC, l’Antico e
Mistico Ordine Rosæ Crucis, fondato nel 1915 negli Stati Uniti da Harvey
Spencer Lewis (1883-1939) e con esponenti della cui branca francese Plantard
era in contatto fin dagli anni ’40. Tranne Cocteau e monsignor Ducaud-Bourget,
tutti i nomi di Gran Maestri del Priorato di Sion si ritrovano, vedi caso, in
genealogie mitiche costruite da esponenti dell’AMORC (alcuni dei quali hanno
peraltro in seguito lasciato lo stesso AMORC). In verità tutte le
organizzazioni esoteriche fondate dal XVIII secolo ad oggi si dotano di
genealogie mitiche che risalgono ai Templari, a Noè, a san Giovanni o a
Salomone e passano per personaggi famosi della storia, della letteratura e
dell’arte. In genere i loro membri meno sprovveduti sono consapevoli del
carattere meramente simbolico e mitico di queste genealogie.
In particolare, Leonardo non ha - come vorrebbe la tesi di fondo
de Il Codice da Vinci - lasciato tracce della sua conoscenza del segreto del
Priorato di Sion nell’affresco de L’ultima Cena. L’idea, che parte
dall’interpretazione del personaggio raffigurato alla destra di Gesù Cristo
come una donna, è stata definita “assurda” da una delle maggiori specialiste
contemporanee di Leonardo, la professoressa Judith Veronica Field, docente
alla University of London e presidentessa della Leonardo Da Vinci Society(1).
Poiché, tuttavia, nei quadri ognuno vede quello che vuole vedere, più o meno
suggestionato dalle letture che ha fatto, è importante segnalare che se il
personaggio raffigurato da Leonardo alla destra di Gesù Cristo sia una donna o
un uomo non è poi così importante per tutta la questione che ci occupa. Né è
necessario tornare sulla vexata quæstio se Leonardo fosse eterosessuale,
omosessuale o bisessuale, su cui ormai esiste una vasta letteratura, e se il
suo gusto per forme maschili talora effeminate non costituisca a suo modo un
elemento di cui tenere conto in questa discussione. Chi si affanna a discutere
di questo problema si lascia sfuggire l’essenziale. Ammettendo, per assurdo,
che Leonardo pensasse che la persona seduta alla destra di Gesù Cristo
nell’Ultima Cena fosse una donna, ci si deve ancora chiedere in che modo
questo dimostri che: a) egli credeva che quella donna fosse la Maddalena; b)
il fatto che Leonardo lo credesse prova che sia vero; c) la Maddalena ha
partecipato all’Ultima Cena perché era la moglie di Gesù Cristo; d) i due
hanno avuto figli i quali avrebbero dovuto governare la Chiesa; e) per
preservare questa verità è nato un ordine occulto, il Priorato di Sion, del
quale faceva parte Leonardo. Come si vede, la strada da percorrere è molto,
molto lunga. Di tutti questi passaggi non solo non ci sono prove, ma si sa con
certezza chi, quando, dove e come ha inventato la leggenda del Priorato di
Sion.
Ancora, non sono neppure mai esistite, trovate a Rennes-le-Château
e portate a Parigi per essere esaminate - in un viaggio in seguito al quale il
parroco e scopritore delle stesse, Berenger Saunière, sarebbe diventato
miliardario -, dal presunto scopritore, le pergamene di cui abbiamo detto,
benché il medesimo, nel corso di lavori alla chiesa parrocchiale, abbia
trovato diversi reperti archeologici, esposti nel Museo di Rennes-le-Château,
i quali però non hanno niente a che fare con la Maddalena né con il Priorato
di Sion. Saunière, che ha tenuto taccuini minutissimi di che cosa faceva e
quali somme spendeva giorno per giorno (anch’essi consultabili al Museo di
Rennes-le-Château), non è mai stato a Parigi in vita sua. Non è neanche
diventato miliardario, pur avendo potuto acquistare alcune proprietà e
costruirvi una villetta e una torre-biblioteca. Questa non favolosa ma reale
agiatezza è stata spiegata nel corso di processi canonici intentati a Saunière
dal vescovo di Carcassonne, monsignor Paul Félix Beuvain de Beauséjour
(1839-1930), i cui atti sono pure consultabili. Dal 1896, Saunière prende la
strada - illegale dal punto di vista del diritto canonico e di quello civile,
ma non inventata da lui e per nulla misteriosa - del “traffico di Messe”. Tra
il 1896 e il 1915 dai suoi taccuini si ricavano elementi per concludere che
egli ha ricevuto onorari per almeno centomila Messe: cinquemila o seimila
Messe all’anno negli anni d’oro. La documentazione esiste: parte da lettere e
annunci dove un “sacerdote povero” domanda onorari per la celebrazione di
Messe spediti a conventi e privati o pubblicati su riviste pie in tutta la
Francia, nonché in Germania, Svizzera, Spagna, Italia, passa per liste di
centinaia di donatori più volte sollecitati e arriva ai bollettini postali e
ai conti tenuti mese per mese. L’obiezione secondo la quale, in un’epoca in
cui non era tollerato (a differenza di oggi) cumulare diverse intenzioni per
una sola Messa, era impossibile che Saunière potesse celebrare cinquemila o
seimila messe all’anno non mette in dubbio il “traffico”, ma semplicemente
l’onestà del sacerdote: ed è un’obiezione che si risponde da sola. Molto
semplicemente, il parroco di Rennes-le-Château intascava regolarmente onorari
per Messe che non avrebbe mai celebrato.
NOTE
(1)
Cf Gary Stern, «Expert Dismiss Theories in Popular Book», The Journal News, 2
novembre 2003.
IL CODICE DA VINCI - V ED ULTIMA PARTE
(Sett. N. 37-2005)
Anche relativamente all’idea per cui a Rennes-le-Château ci siano
strani simboli lasciati da Saunière, di tipo diabolico o massonico, che
confermerebbero le sue frequentazioni esoteriche, occorre dire che si tratta
di pura fantasia. I lavori per il rifacimento della chiesa parrocchiale sono
stati commissionati da Saunière nel 1896 ad una ditta famosa, la H. Giscard
Père et Fils di Tolosa, che è la sola responsabile del progetto. La H. Giscard,
fondata nel 1885 e in cui lavorano diversi membri della famiglia Giscard, è
una ditta che ha servito numerose parrocchie nonché il Carmelo di Lisieux. La
sua sede è oggi trasformata in museo, ma il pronipote del fondatore, Joseph
Giscard, continua a lavorare come scultore. Lo stile convenzionale dei Giscard
è famoso in Francia e sono “diabolici” simboli che si trovano in molte altre
chiese: così il diavolo che sorregge l’acquasantiera (un diavolo,
evidentemente, sconfitto dall’acqua santa) o la scritta sopra il portale della
parrocchiale Terribilis est locus iste (Gen 28,17) che deriva dalla visione
della scala di Giacobbe. Il tradizionalista vescovo di Carcassonne, monsignor
Félix-Arsène Billard (1829-1901), che viene a vedere la nuova chiesa in
occasione di una missione popolare, nel giorno di Pentecoste 1897, certamente
non ci trova nulla da ridire: e chi vede nella Via Crucis della chiesa
parrocchiale simboli “massonici” dovrebbe riflettere sul fatto che molti
simboli utilizzati dalla massoneria sono stati corporativi e cattolici ben
prima di diventare massonici. I Giscard nell’Ottocento erano piuttosto noti e
apprezzati nel mondo cattolico, per il loro stile fin troppo convenzionale,
del tutto privo di singolarità e di sorprese.
Un’altra mistificazione che, in un certo senso, fra le tante su
Rennes-le-Château risulta essere la più divertente, riguarda la diceria in cui
si sostiene che il pittore Nicolas Poussin (1594-1655) abbia raffigurato nel
suo famoso quadro I pastori d’Arcadia una tomba che si trova a
Rennes-le-Château, dando così un segnale della sua appartenenza al Priorato di
Sion e della conoscenza dei suoi segreti. La cosiddetta “tomba di Arques” di
cui si parla è stata fatta costruire nel 1932 (sostituendo una tomba
precedente costruita nel 1903 e che non assomigliava neppure vagamente a
quella de I pastori d’Arcadia) da Louis Bertram Lawrence (1884-1954), un
imprenditore americano di origine francese. Vi sono state sepolte Emily
Rivarès Lawrence (1863-1932) e Marie Rivarès (1843-1922), rispettivamente
madre e nonna dell’imprenditore, nonché due gatti imbalsamati della stessa
Marie Rivarès. Tutti i documenti amministrativi relativi a queste costruzioni
e ricostruzioni sono tuttora esistenti. La tomba si può anche ritenere
vagamente ispirata al quadro seicentesco di Poussin, del resto molto noto. Nel
1988 è stata demolita dall’attuale proprietario con l’autorizzazione del
competente consiglio comunale, quello di Peyrolles, stufo di vederla profanata
da vandali alla ricerca di segreti del Priorato di Sion. Comunque sia, Poussin
non poteva certo riprodurre nel XVII secolo una tomba costruita nel 1932.
Dopo avere dimostrato che le presunte notizie storiche sostenute
da Dan Brown a proposito del Priorato di Sion sono solo una grossa
mistificazione, rimane da chiedersi se – come sostiene il romanzo – non ci
sono prove nei Vangeli apocrifi o gnostici circa il matrimonio fra Gesù Cristo
e la Maddalena e il fatto che la prima comunità cristiana non pensasse affatto
alla divinità di Cristo. La Chiesa Cattolica, nell’opinione di Brown, per
sostenere queste idee oggi ufficialmente negate, avrebbe arbitrariamente
scelto solo quattro Vangeli “innocui” come canonici al Concilio di Nicea del
325, appoggiata dalla forza delle armi dell’imperatore Costantino (280-337).
Tuttavia, ancora una volta, non è così. Ci sono testi del primo secolo
cristiano dove Gesù Cristo è chiaramente riconosciuto come Dio. All’epoca del
Canone Muratoriano – che risale circa al 190 d.C. – il riconoscimento dei
quattro Vangeli come canonici e l’esclusione dei testi gnostici era un
processo che si era sostanzialmente completato, novant’anni prima che
Costantino nascesse. Quanto alla Maddalena, lo gnostico Vangelo di Tomaso, che
piace tanto a Dan Brown, ben lungi dall’essere un testo proto-femminista, ne
fonda la grandezza sul fatto che «[...] si fa maschio». A Simon Pietro che
obietta «Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della
Vita», Gesù risponde: «Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio,
affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi. Perché ogni
femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei cieli» (Vangelo di Tomaso,
114). Certo, vi è qui una nozione gnostica di androginia che non va presa
necessariamente alla lettera, ma siamo comunque ben lontani dal femminismo. Né
si parla di figli di Gesù Cristo e della Maddalena.
Ma Il Codice da Vinci lascia anche intendere che l’Opus Dei è una
setta che è entrata in conflitto con la Chiesa in quanto a conoscenza della
verità sul Priorato di Sion. Tuttavia, nessuno può ricattare altri sulla base
della “verità sul Priorato di Sion”, che – come abbiamo visto – è ben nota e
documentata: si tratta di una mistificazione che passa da Plantard a de Sède,
da de Sède a Lincoln e da Lincoln a Dan Brown. Quanto all’Opus Dei – dove, tra
l’altro, non ci sono monaci, a differenza di quanto pensa Dan Brown –, si
tratta di un’istituzione non solo canonicamente approvata e lodata dalla
Chiesa Cattolica, ma il suo fondatore, Josemaría Escrivá (1902-1975), è stato
canonizzato come santo da Giovanni Paolo II nel 2002. Le “informazioni” di Dan
Brown provengono da un’associazione di ex-membri e altre persone ostili all’Opus
Dei, l’Opus Dei Awareness Network, esplicitamente menzionata nel romanzo, che
è collegata al più vasto “movimento anti-sette” e le cui faziose opinioni non
sono in alcun modo condivise dalla gerarchia cattolica.
Al termine della nostra disquisizione, rimane certamente da
chiedersi come possa un cumulo tale di sciocchezze avere diciassette milioni
di lettori. La questione è complessa sul piano sociologico. Rimandando ad un
mio libro di prossima pubblicazione – la cui uscita provvederemo a segnalare
sulle pagine del Settimanale di Padre Pio – una trattazione più ampia, mi
limito a suggerire che incontra e mette insieme due tipi di mode molto
diffuse: quella dei complotti e delle società segrete che dominerebbero il
mondo e quella di un anti-cattolicesimo sempre più manifesto e virulento.
AVVISI le note sono tra parentesi.
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